ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA

Critica - Analisi - Riflessioni - Editoria - Proposte - Politica

lunedì 7 dicembre 2015

Il 7 Giugno la nostra Amalia Spanò disse....





Il 7 Giugno 2015 la nostra dirigente Amalia Spanò pubblicò sul nostro sito www.rubrichemeridionali.blogspot.com un suo articolo "Considerazioni sulle Regionali 2015" da cui estrapoliamo e riproponiamo un commento finale riguardo alle prossime elezioni amministrative del 2016 che sembra quanto mai calzante e premonitore d'un humus crescente :

"......augurandosi che la coerenza delle scelte d’ognuno venga rispettata in un futuro prossimo che vede le comunali di Napoli del 2016 come prossimo appuntamento elettorale, evitandoci assalti al carro che testimonierebbero solo, qualora ce ne fosse bisogno, l’incongruenza e l’opportunismo politico animato più da mire personali che da sbandierate posizioni di nuove e presunte verginità."

Amalia Spanò
Socio Promotore e Fondatore di Rubriche Meridionali

Rubriche Meridionali

mercoledì 4 novembre 2015

Masterplan per il Sud. Il nuovo bluff di Renzi


Posted on 

di Alessio Postiglione


Masterplan per il Sud. L’ennesimo bluff di Renzi. Non c’è un giornale che oggi abbia fatto i conti al pippone del governo, ripubblicato pari pari dai principali quotidiani. Questo riguarda l’incapacità di molti colleghi di leggere i dati, ma andiamo avanti… il governo approva la programmazione con vari mesi di ritardo e la spaccia per un piano di interventi straordinario

Non c’è nulla di straordinario, ma si parla di 95 miliardi che SPETTANO al Mezzogiorno (cifra molto più bassa delle risorse pubbliche stanziate per il resto del Paese) e si fa riferimento ad altre informazioni empiricamente non verificate. Come, ad esempio, il moltiplicatore speciale che dovrebbe innescarsi sui progetti del Piano Juncker: progetti che nessuno conosce e che generalmente saranno al Nord, dato che si tratta di investimenti che devono essere in grado di finanziarsi sul mercato e che, a nel profondo Sud, se non è lo stato a fare l’imprenditore, è difficile innescare processi di sviluppo.
Addirittura risibile è il riferimento agli investimenti di Eni, Enel, Finmeccanica e Fincantieri, dato che il governo, anche qui, parla di interventi “market oriented”. Si tratterà, dunque, di finanziamenti per trivellazioni, sfruttamenti off shore e on shore che il governo eufemisticamente definisce “chimica verde”. Si parla, lungamente, di gassificatori e pipeline, ma non si parla delle royalty che dovrebbero andare al Sud.
Alla fine il Masterplan si ridurrà all’utilizzazione di Cassa depositi e prestiti per finanziare la banda ultra larga attraverso una società veicolo privata, la Metroweb, che ovviamente cablerà Napoli e Bari, ma non il resto del Sud. Investimenti pubblici attraverso società private: una mostruosità di cui spero qualche giornale vorrà parlare.
Ricordo che Renzi ha fatto cambiare anche i requisiti di onorabilità per sedere nel cda di Cassa Depositi e prestiti per incardinare Gallia, indagato a Trani sui derivati. La possibilità di utilizzare la Cassa per promuovere sviluppo sarebbe fondamentale ma una serie di dati suggeriscono che si vorrà piuttosto utilizzare il risparmio postale degli italiani proprio per finanziare, non la banda ultra larga, ma la Metroweb: per finanziare una rete, cioè, che invece di essere pubblica sarà privata e fatta sugli interessi dei grandi player. Perché una società privata dovrebbe finanziare la rete a Pizzo calabro, infatti, è un mistero che non ci è dato sapere. Insomma, si spacciano per soldi al Sud fondi che andranno a Trenitalia, Eni, Enel, Metroweb, non per creare sviluppo ma per fare capitalismo relazionale, con i capitani coraggiosi spesati dai POR.

Un Masterplan, dunque, che non finanzia lo sviluppo ma sussidiarierà “i campioni nazionali” (oramai neanche più pubblici). Si tratta di un sitema attraverso il quale si olia il capitalismo relazionale che punta su Renzi e lo si spaccia per politiche per il Sud. Il governo, dunque, è andato oltre il bluff delle spese ordinarie fatte attraverso gli FSE che praticava Berlusconi. All’epoca, si utilizzavano i Fondi europei (che dovrebbero essere aggiuntivi e straordinari), per finanziare attività ordinaria. Ora, assistiamo ad un salto di qualità, ma in peggio: la la socializzazione dei costi di ristrutturazione dei grandi player che, invece di competere, diventano proprietari delle reti (che dovrebbero essere pubbliche), finanziate da fondi pubblici; un pericoloso groviglio fra interessi e capitalismo di Stato che si è già recentemente palesato con l’idea malsana di privatizzare la Snam. In tutti i paesi capitalisti, le reti dovrebbero essere pubbliche. Questo è l’unico paese che costruisce con fondi pubblici reti private.

Altro grande progetto del Masterplan che Renzi si “venderà”, inoltre, saranno l’Alta velocità Napoli Bari e il completamento della Salerno – Reggio Calabria, di cui parliamo ininterrottamente da 20 anni.La ciliegina sulla torta, infine, sono i Patti. A 25 anni dal Manifesto dello Sviuppo locale di Bonomi e De Rita, che lanciarono la stagione dei Patti territoriali, ritorniamo agli anni ’90. Quando la forbice Nord Sud incominciò a crescere. Progetti che si incepparono allora, riproposti oggi. 

Alessio  Postiglione

Fonte : alessiopostiglione.com

mercoledì 5 agosto 2015

LE OCCASIONI PERDUTE


di Giovanni Cutolo

Guido Piegari (Napoli 1927-2007) si laurea in medicina nel ’55 presso l’Università degli Studi di Napoli. La sua passione per la filosofia e la storiografia lo spinge a frequentare l’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli e a fondare nel 1951 il Gruppo di Studio Antonio Gramsci che lavora intensamente fino al ’54 promuovendo, presso l’Università Federico II corsi di studio e dibattiti sulla storia del Risorgimento italiano. Oltre a Piegari, fanno parte del Gramsci, tra gli altri, Gerardo Marotta, Ennio Galzenati, Giovanni Allodi, Ugo Feliziani, Enzo Oliveri. La non dissimulata passione hegeliana portava Piegari ad affermare che in politica l’essenziale sta nel porre nei termini giusti il problema dello Stato. Era convinto che tutti gli altri problemi non potessero essere considerati che problemi derivati dallo Stato, dalla sua forma, dalla sua struttura, dal suo assetto, dalla sua definizione territoriale. In quest’ottica, per esempio, la stessa “questione meridionale” avrebbe dovuto essere considerata in maniera subalterna, come questione non risolvibile altrimenti che nella più generale battaglia per il rinnovamento dello Stato unitario. In caso contrario – vale a dire nell’ipotesi di un’esaltazione della “questione meridionale” come problema autonomo, non derivato, specifico non già dell’intera collettività nazionale bensì delle sole popolazioni del Sud – si sarebbe riusciti certamente a strappare elemosine varie, contributi, incentivi, e leggi speciali, ma con il risultato non soltanto di non debellare i mali storici del Sud ma di aggravarli fomentando particolarismi, appetiti, parassitismi, rivalità. Vale la pena sottolineare che oggi il Partito del Sud ripropone, con altre parole e in un altro contesto, la stessa tesi, anche noi convinti che il Sud è un problema dell’Italia tutta e non della sua parte meridionale. Perché non è l’Italia a soffrire per il problema del Sud, ma è esattamente l’opposto: è il Sud che soffre di un problema chiamato Italia.

Pur operando all’interno del Partito Comunista, il Gruppo Gramsci non rinuncia alla difesa di posizioni assai critiche nei confronti della dirigenza della federazione napoletana, nella errata convinzione che Togliatti avrebbe approvato e sostenuto le loro tesi. Ma si sbagliavano perché il centralismo democratico, che imponeva l’obbedienza assoluta agli iscritti, sopravvisse a lungo anche dopo la morte di Stalin. Piegari e i suoi amici ritenevano che, sotto la guida di Giorgio Amendola, il Partito stesse perseguendo una politica meridionalistica così esasperata da rischiare di compromettere l’unità d’Italia, alimentando il grave pericolo della rinascita della contrapposizione frontale fra Nord e Sud. 
Del Gruppo Gramsci faceva parte anche Gerardo Marotta, noto per il suo carattere urticante e poco incline al contraddittorio, ma soprattutto per essere stato nel 1975 il co-fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici del quale rimane tutt’ora il Presidente. Marotta ha dedicato la sua vita alla costruzione di un monumento di oltre 300.000 volumi a sua maestà Georg Wilhelm Friedrich Hegel e a quell’illuminismo napoletano che culminò nella rivoluzione del 1799. Una rivoluzione da lui studiata sin dai primissimi anni cinquanta, quando sotto la spinta e la guida di Guido Piegari, cominciò a occuparsene. Rivoluzione che ha appassionatamente difeso e amato a oltranza, al punto da non indurlo a non riconoscere giudizi e ragioni diversi dai suoi. Come lui stesso ha confessato non ha mai smesso di amarla nella convinzione che, se non è affiancata dalla passione, la ragione non sia sufficiente a vivere e a capire. La convinzione di Marotta è che nel 1799 la storia di Napoli, anzi la storia dell’Italia tutta, si sia fermata, come paralizzata dal fallimento di quello che fu, a suo avviso, il generoso tentativo di trasformare la nostra società dalle fondamenta: abolendo le servitù feudali, abolendo le torture e le carceri segrete, abolendo l’imposta sui grani, farina, pasta e pesca, cioè sul cibo dei poveri; abolendo il cosiddetto testatico, la tassa che Campanella definiva la più empia di tutte, perché anche il più povero dei poveri doveva pagare per ottenere il diritto portare la propria testa attaccata al corpo. Ma anche i molti che non condividono questa analisi storica sui fatti del 1799, gli riconoscono di essere riuscito, con la sua ostinata perseveranza, a fare dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli un centro di eccezionale importanza nazionale e internazionale e di grandissimo valore culturale. 

Nello spazio di pochi mesi, a partire dal marzo del 1954 il Gruppo Gramsci fu prima sconfessato, poi rapidamente smembrato e infine distrutto dalla normalizzazione imposta dal compagno napoletano Amendola, con l’avallo cinico del compagno torinese Togliatti. Si trattò senza alcun dubbio di una disastrosa sconfitta politica che ha lasciato tracce profonde, contribuendo all’irreversibile fallimento politico delle forze autenticamente progressiste e aperte al rinnovamento che esistevano dentro e fuori del Partito comunista napoletano. La decisione amendoliana di etichettare come progressista una politica volta a difendere l’idea che il Sud dovesse contrapporsi al Nord del paese, in ossequio a una visione regionalistica, ristretta e autarchica, mediocre e chiusa in maniera ottusamente provinciale, ha rappresentato un errore clamoroso e drammatico per il Partito, per il Sud e per il paese intero. 
A distanza di oltre cinquant’anni vale la pena riflettere ai guasti causati nel Meridione, ma a Napoli soprattutto, dal fallimento della politica del Partito Comunista di Giorgio Amendola, descritto dai suoi stessi compagni di partito come un caso umano patologico: autoritario, insopportabilmente filosovietico, moralista sino alla persecuzione ma, nello stesso tempo, disponibile a trattare sottobanco con chiunque, nel solco della più collaudata tradizione trasformista. Come napoletani e meridionalisti non ci resta che volgerci ai positivi ritorni culturali conseguiti grazie all’Istituto di Studi Filosofici dell’ex ragazzo del Gruppo Gramsci. Se al grande successo nel campo della cultura avesse fatto riscontro un altrettale successo in quello politico oggi Napoli e il Sud non si troverebbero nelle lamentabili condizioni in cui si trovano. 

Giovanni Cutolo


N.B.
Ho liberamente utilizzato e riassemblato brani tratti dal Mistero napoletano di Ermanno Rea edito da Einaudi, un libro che ritengo di lettura obbligatoria per tutti i simpatizzanti del Partito del Sud e per tutti i napoletani interessati a comprendere le ragioni per cui Napoli e il Mezzogiorno d’Italia versano nella triste situazione che tutti conosciamo e soffriamo.

martedì 28 luglio 2015

Nicola Zitara e Gramsci...





“Lo stato italiano ha imposto al popolo meridionale un risparmio forzoso, in alcuni momenti fino alla fame. Il capitale così formato è stato consegnato nelle mani degli imprenditori e dei tangentisti padani, che se ne sono appropriati e sempre con l’aiuto dello stato italiano l’hanno enormemente allargato. Per Gramsci, che aveva capito tutto era questa, e non altra, la cosiddetta questione meridionale.” 

Nicola Zitara                                

domenica 7 giugno 2015

Considerazioni sulle regionali 2015



di  Amalia Spanò

Anche questa è andata. Anche le elezioni regionali in 7 regioni italiane ormai sono alle spalle.
Al Nord il dato più rilevante è l’avanzata, anche prevedibile, della Lega con forse l’inaspettato risultato in Toscana (secondo partito). Il PD non ne esce granchè bene in particolare con la sconfitta in Liguria, unica regione dove la minoranza del partito tira fuori gli attributi e con Renzi incavolato e quasi sorpreso che oltre ai lamenti i suoi contestatori interni dopo tante parole siano passati ai fatti.
Al Sud, che a noi interessa di più, il Pd va meglio ma è proprio il vero PD quello vincente? Il successo di Emiliano (ottima scelta dei nostri amici del Partito del Sud) e la vittoria dell’anarchico personaggio De Luca quanto hanno a che fare con il partito ed il renzismo? Il meridionalismo da un bel segnale proprio assieme al Michele pugliese. La lista “Emiliano Sindaco di Puglia” s’attesta al 9,21% con buoni risultati in termini di voto dei 5 candidati diretti e/o sostenuti dal PdelSUD con cui condivisi programmi ed accordi con oltre 11.000 preferenze tra cui  il candidato Liviano eletto. Significativo il fatto che Emiliano abbia inserito 3 punti del Partito del Sud nel suo programma ed abbia girato in campagna elettorale con il loro libro ”Con il Sud si riparte” sempre ben in evidenza; libro contenente la sua introduzione e la prefazione del suo amico e altro personaggio politico di spicco al Sud Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. Insomma Puglia foriera di ottime progettualità in salsa meridionalista.
In Campania lo scontro tra i due dinosauri De Luca e Caldoro, con la vittoria del salernitano e “normanno” Vincenzo (come ama definirsi lui per distinguersi dai napoletani troppo inclini – sempre secondo lui - a delinquere) che ha vinto non solo le elezioni ma anche la gara di chi facesse più dichiarazioni destrorse tra i due e arruolasse più frange reazionarie. Incredibile che alcuni movimenti paladini del Sud, che impropriamente s’appellano meridionalisti, le abbiano tentate tutte, sponsorizzandolo, pur di esserci con lui con liste poi miseramente naufragate alle certificazioni. Altra esperienza discutibile quella isolazionista della lista capeggiata dal candidato dal cognome troppo popolare per il suo ostentato aplomb inglese, e per le quanto meno singolari proposte come lo “scontrino parlante”,che, al di là della giustezza, si fa fatica a individuare come prioritarie in un Sud afflitto da ben più gravi e urgenti problemi. Lista dall’eterogenea composizione, includente di tutto un po’ : alcune brave persone, diversi nostalgici di passate monarchie, qualche giovane davvero improponibile nelle sue esternazioni, alcuni reazionari..insomma un’insieme, ad esser buoni, molto discutibile. Uno 0,7% circa che, nonostante gli sforzi, nulla ottiene e nulla incide. 
In Campania si sapeva che la contesa era fra De Luca e Caldoro, col sindaco di Napoli volutamente assente in dichiarazioni e sostegni. Se testimonianza doveva esserci è comprensibile anche qua quella dei nostri amici del PdelSUD, che volutamente hanno dato un solo ed unico candidato nella lista ”Sinistra al lavoro” per dichiarare ed attestare una collocazione politica, senza alcuna mira elettiva, dove almeno albergassero valori di fondo condivisibili.
Insomma è andata, augurandosi che la coerenza delle scelte d’ognuno venga rispettata in un futuro prossimo che vede le comunali di Napoli del 2016 come prossimo appuntamento elettorale, evitandoci assalti al carro che testimonierebbero solo, qualora ce ne fosse bisogno, l’incongruenza e l’opportunismo politico animato più da mire personali che da sbandierate posizioni di nuove e presunte verginità.

Amalia Spanò
Socio Promotore e Fondatore di Rubriche Meridionali

giovedì 28 maggio 2015

COMUNICATO Appello al voto per Bruno Pappalardo Candidato del PdelSUD nella lista “Sinistra al lavoro” Regionali Campania


Domenica 31 Maggio per le elezioni regionali in Campania esortiamo i nostri iscritti e simpatizzanti di ”Rubriche Meridionali” a dare con fiducia e convinzione il loro voto, e invitare amici e conoscenti, a Bruno Pappalardo,candidato degli amici del Partito del Sud nella lista del Collegio Provinciale di Napoli “Sinistra la lavoro – per la Campania”.
Il perché è presto detto : per dare un vero voto meridionalista e di sinistra!
E’ ora di dire, più che mai, la verità : il meridionalismo vero nasce dal pensiero storico di illustri personaggi come Antonio Gramsci, l’irpino Guido Dorso, il calabrese Nicola Zitara, tutte figure con radici ben salde nella sinistra italiana. Il resto,spacciato per meridionalismo, è nostalgia, sudismo, unione raccogliticcia di persone dalle variegate estrazioni politiche, con obiettivi – nel migliore dei casi – di ”generica” difesa del Sud,se non separatiste, restauratrici, indipendentiste; tutte cose che non hanno nulla a che vedere con la parola meridionalismo ed il suo pensiero. Parola abusata e dall’appropriazione indebita.
Concetti ben espressi dal nostro socio Attilio Stolder nel nostro articolo del 17 Maggio 2015.
“Rubriche Meridionali”, come associazione culturale e gli amici del Partito del Sud come organizzazione politica individuano come precisa la scelta della collocazione di Bruno Pappalardo nella lista “Sinistra al lavoro – per la Campania” col candidato presidente Salvatore Vozza, in quanto coerente portatrice del pensiero meridionalista nell’unica e vera lista di vera sinistra, frutto dell’alleanza di S & L, Rifondazione Comunista, Partito del Sud, L’Altra Europa di Tsipras, Partito del Lavoro e Green Italia.
Un velo pietoso sugli altri candidati, espressione della vecchia politica consociativistica, figlia del patto del nazareno con maleodoranti presenze cosentiniane equamente distribuite. Il Movimento 5 Stelle presente come interprete dell’antipolitica, fra buone proposte ed altre discutibili con un’attenzione al Sud incostante, e altre liste figlie di quell’unanimismo sudista sopracitato.

Anima,coraggio e coerenza :

Domenica 31 Maggio 2015 vota e fai votare BRUNO PAPPALARDO

Candidato del Partito del Sud nella lista “Sinistra al lavoro – per la Campania”

Amalia Spanò

in nome e per conto dei Soci Promotori e Fondatori di “Rubriche Meridionali”








domenica 17 maggio 2015

Fuori tempo…. Il pensiero ”suddista” (con 2 d…) superato dall’attualità politica


di Attilio Stolder

La politica è il divenire dei tempi. Nel caso specifico la teoria schizzinosa pseudo meridionalista (il vero meridionalismo è altro) secondo cui il Sud non dovrebbe schierarsi, rifuggere da posizionamenti ideologici, e noi diremmo – ancor più gravemente – da valori di vita patrimonio del mondo, della sua storia, delle battaglie dei popoli (e sarebbe magicamente l’unico posto al mondo…) viene clamorosamente scavalcata dal procedere dell’attualità politica italiana. Il cosiddetto “partito della nazione” non registrato ancora con un suo simbolo e statuto è nei fatti in essere. Il renzismo nazareno con un’alleanza di governo che va dalla sinistra del PD fino a includere gli Alfano, i Lupi, gli ex compari del Cavaliere, e relative riforme – vedi Italicum, quella in cantiere della scuola – sono la fiera del compromesso nel senso meno nobile, in una sorta di neo centrismo, unanimismo, ammucchiata italica. Conseguenzialmente le teorie “suddiste” (con 2 d per l‘inutile esagerazione, il rimarcare eccessivo..) diventano vecchie, superate e mostrano la loro precaria inefficacia mostrata proprio dall’esempio governativo.
A parlare per primo di “né dx e né sx” fu proprio quell’Antonio Ciano, meridionalista della prim’ora e attuale Presidente Onorario di quel Partito del Sud che oggi è l’unico schierato nettamente nell’agone politico nell’area dichiaratamente di sinistra. Potrebbe apparire contraddittorio ma pochi hanno da sempre inteso il senso di quell’affermazione. Ciano, che conosciamo da sempre, intendeva criticare questa destra e questa sinistra perché inefficaci, portatrici non sane dei loro valori e affidate a cattivi interpreti del loro pensiero. Tanto da definirle banali ”indicazioni stradali”. Ma nessuno può disconoscere le radici di sinistra storica e gramsciana del personaggio. Oggi, il decadimento degli eventi richiede il posizionamento netto del suo pensiero nell’area progressista supportando un meridionalismo gramsciano a salvaguardia dell’originario pensiero e matrice. Non è più tempo d’affermazioni, ma di proposte e lotte. L’unanimismo inclusivo di nostalgie (ovviamente salvaguardando la sana revisione), rigurgiti monarchici e legittimisti, pensieri e origini destrorse e reazionarie meno o peggio camuffate, velleità indipendentiste e separatiste scimmiottanti basche, scozzesi o irlandesi rivendicazioni con decenni di battaglie alle spalle qua misconosciute, sono inconcludenti mire smentite e ora financo superate dai deludenti esperimenti governativi del nostro paese. E non bastano liste elettorali a supporto d'idee di questo stampo, con discutibili benedizioni cerchiobottiste, e nè che a comporle siano persone senza trascorsi penali, ma vacue nelle proposte e dalle variegate e non omogenee radici e concezioni di valori. E’ tempo di schierarsi, come portatori sani d’un meridionalismo attuale nelle proposte e storico nelle radici.
Poi c’è chi si schiera male..ma questo è ancora un altro discorso.

Attilio Stolder