ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA

Critica - Analisi - Riflessioni - Editoria - Proposte - Politica

domenica 23 novembre 2014

Erri De Luca...ovvero le giuste parole...



queste le parole di erri de luca alla festa di riapertura ai cittadini dei suoli ex area nato :

Quando sono nato erano già lì, le navi da guerra grigiochiare con le scritte bianche. La portaerei stava piantata in mezzo al golfo come una pialla sul banco del falegname, intorno era all'ancora il resto dell'intera squadra navale della Sesta Flotta degli Stati Uniti. Era il dopoguerra, che aveva scelto Napoli come capitale militare del Mediterraneo.
Altre simili flotte e presenze succedevano a Manila nelle Filippine, a Saigon in Vietnam. Condividevamo con quei porti lo sbarco di migliaia di soldati in libera uscita, scesi a sfogare astinenza e malincuore. Dei reati che commettevano in città ne rispondevano alla magistratura militare USA: Napoli era in Italia per convenzione geografica, di fatto era una colonia americana d'oltremare.
Così nella mia infanzia quelle navi facevano parte del panorama. Le vedevo tra il Vesuvio e Capri quando mi capitava di sgambettare sui viali spelacchiati della Villa Comunale.

Il porto era consegnato all'uso militare. La città aveva eletto all'epoca un sindaco monarchico, armatore navale, che però aveva la sua flotta a Genova. Napoli aveva solo un minuscolo scalo commerciale. Ogni tanto arrivava un transatlantico, il suo ingresso nel golfo faceva l' effetto di un re che scendeva in giardino. Per un breve passaggio il suo colore, blu, rosso,nocciola, ricopriva il grigio pallido della portaerei. Poi scomparvero i transatlantici e restò la tinta uniforme che ho riconosciuto in quella della nebbia.
Napoli è città spalancata, senza difese naturali. Perciò a prenderne possesso sono venuti tutti gli eserciti, i mercanti, i fuggitivi, i pirati, i regni. Abbiamo ospitato tutte le divinità, poi una sola, la definitiva, ma il sentimento religioso del luogo è dipeso dalla terra più che dal cielo. Dipende dal terrore di abitanti di un suolo sismico e appoggiato a un vulcano catastrofico. Da noi si cerca di ammansire il suolo, più che di placare l'ira dei cieli. Perciò il santo protettore del luogo è specializzato in eruzioni.

Ultimi stranieri a governare il golfo sono stati i militari della Sesta Flotta.
Penultimi furono gli occupanti tedeschi, espulsi dalla più forte insurrezione popolare di una città italiana nel 1900. Le 4 giornate del '43 sono state il più potente riscatto di libertà popolare della storia italiana. Una qualunque altra città , anche per meno di questo, ci avrebbe fondato una sua seconda data di nascita. Noi a 70 anni tondi da quei giorni non abbiamo stappato neanche una bottiglia per un brindisi.

Oggi siamo in quest'area restituita alla città dal ritiro spontaneo del comando NATO. Il Comune con l'aiuto della Fondazione del Banco di Napoli Assistenza Infanzia ha tenuto a bada le pressioni e le ambizioni speculative interessatissime. Cinquant'anni fa si poteva parlare di "Mani sulla città", oggi si tratta di grinfie e affondano anche sotto la città. Napoli non vuole privatizzare, non vuole svendere al peggior offerente il suo bene pubblico.
Quando si chiacchiera su qualche giornale del nord di classifiche del buon vivere, Napoli è data ultima. Ma il fatto che da noi l'acqua sia un bene pubblico e altrove no, questo per me è civiltà.Non rientra però nei parametri bugiardini delle classifiche bon ton.

Oggi non ci sono più truppe straniere e l'area nella quale i cittadini mettono piede per la prima volta è simbolo di ritorno alla sovranità sul proprio suolo. Questo comporta anche un ritorno di responsabilità. Non abbiamo scuse, oggi non ci bombardano dal cielo le fortezze volanti che hanno infestato di incubi i sonni della generazione che ci è finita sotto. E se scavando troviamo uno di quei proiettili, è inesploso. Mentre se scaviamo oggi troviamo in piena esplosione i veleni interrati dai nuovi nemici, che sono dotati della nostra stessa carta d'identità. Hanno venduto a mercanti del nord la terra e la salute dei figli.
Oggi gli occupanti hanno abiti civili e non se ne andranno come se ne sono andati tutti gli stranieri, per decorrenza termini di storia. Se ne andranno se su questo luogo sorgerà una gioventù a risanare i guasti di crimini di guerra compiuti in tempo di pace.
Se una gioventù si accollerà il compito di raschiare dalla politica, dalle banche, dai centri di potere pubblico i residui tossici delle complicità.
Se questa gioventù avrà l'impeto del libeccio che sta scuotendo il sud di questi giorni e chiede di essere imitato.

Quest' area oggi torna alla sovranità del popolo di Napoli. Non è che un simbolo e un inizio. Va ripresa sovranità sulla terra, sull'acqua, sull'aria, sulla salute pubblica, sulla rappresentanza politica, sul futuro di questa nostra madre-terra.

erri de luca


Fonte: Luigi de Magistris

venerdì 20 giugno 2014

Pier Paolo Pasolini...


«In questo mondo colpevole
che solo compra e disprezza
il più colpevole sono io
inaridito dall'amarezza ».

Pier Paolo Pasolini


Fonte: Il mestiere di scrivere

“ La politica, il lavoro e la questione meridionale “


di Vincenzo Caratozzolo

L’ideologia dominante che connota le politiche economiche dei paesi industrializzati è il capitalismo. La libera iniziativa , ormai affrancata da ogni vincolo sociale e normativo , è esclusivamente impegnata nella ricerca di ogni opportunità di profitto in qualsiasi regione del pianeta .Necessita dunque valutare  se il potenziamento del ruolo del mercato , se l’omologazione acritica della logica del profitto  costituiscano il vero supporto per la crescita economica . Bisogna comprendere quali siano le conseguenze socio-economiche dello smantellamento dei diritti dei lavoratori per raggiungere illusori obiettivi di miglioramento delle capacità competitive del mercato nazionale .La realtà è che , a fronte di questi  “contributi “ normativi , oggi oltre il 50%  dei lavoratori attivi  si trova in angosciosa  situazione di precarietà , la disoccupazione ha superato il 12% della popolazione attiva  ed il Paese  vive una drammatica crisi economica e sociale senza che l’ineffabile “ casta “ si ponga il problema  della costruzione di un modello economico e sociale più sostenibile , più equo ,più efficace e più moralmente credibile .Valutiamo l’aspetto della delocalizzazione: è diffusa opinione che le imprese decidano di migrare nei paesi dove i salari sono più bassi di quelli del paese di origine .  Ma l’Italia è il paese , nell’ambito OCSE , che ha dato maggiore accelerazione alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro ed oggi i salari medi sono tra i più bassi in Europa , eppure ben poche imprese straniere pensano ad investire nel nostro paese e la disoccupazione ha raggiunto livelli socialmente insopportabili . Ciononostante , vaste correnti di pensiero affermano la piena sovranità della grande impresa  con capacità di intervento sulle scelte di politica economica ed , in particolare ,di politica del lavoro ; affermano altresì che gli assetti ereditati dal ‘900 sono superati e la legislazione deve promuovere la competizione delle imprese nell’economia globale .  Ma è proprio vero che il nuovo è meglio di ciò che lo ha preceduto ?   La Banca mondiale attesta che nel periodo 1995 /2009  la qualità delle istituzioni italiane (in una scala da 0% a 100% ) va declassata dall’80% al 55%  mentre in Germania la di gran lunga superiore qualità delle istituzioni ha consentito il mantenimento ed incremento dell’occupazione e la tenuta degli investimenti . La paralizzante ,inadeguata ed a volte eccessiva regolamentazione , l’elevato onere burocratico , l’imperante lercio  clientelismo con conseguente assenza di  tutela dei valori meritocratici, l’inquinamento del tessuto produttivo ed ecologico operato dalla malavita , la corruzione e concussione , l’evasione fiscale , l’elevata imposizione fiscale cioè la preoccupante  qualità delle istituzioni del paese ,sono la vera causa  della crisi socio-economica che viviamo. Quali garanzie offre questo paese all’investitore straniero?  Quali le prospettive di ripresa? Peraltro la diffusione  della precarizzazione del rapporto di lavoro diventa condizione permissiva  della mobilità dei capitali ed i bassi salari contribuiscono  sostanzialmente alla caduta della domanda interna , generando la perfida ed insopportabile spirale che va dalla caduta dei salari alla contrazione della domanda di beni di consumo alla ulteriore compressione salariale.  Occorre , dunque , riformare il modello di sviluppo che tenga conto di una migliore equità distributiva e che provveda alla tutela della dignità della  persona dove la revisione del dettato costituzionale  e di quel che resta dello Statuto dei Lavoratori venga avversata con ogni mezzo democratico . Sotto il profilo  etico-morale  e dell’analisi economica , affermare dunque  che i residui diritti  dei lavoratori non sono più riconoscibili a favore  di non sempre lecita   accumulazione dei profitti  è proposizione iniqua ed inaccettabile in un Paese  che pretenda definirsi civile.L’alibi è sempre la depressione; tutti i media affermano che la crisi è grave,ma l’impoverimento non riguarda i ricchi,le loro multinazionali ,i  paradisi fiscali  , i grossi sistemi finanziari ; colpisce bensi’ il popolo e le persone .Eppure la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “ impone principi che pongono  “la persona “ all’apice dei valori sociali .Eppure la costituzione italiana recita testualmente “  La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto “ nonché “E’ compito della repubblica  rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale  che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , impediscono il pieno sviluppo della persona umana  ….” ed ancora  “la  libertà dell’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza , alla libertà ,alla dignità umana …” e conferma “ La legge determina i programmi ed i controlli opportuni  perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali…” .Eppure la Comunità  , nel Codice di condotta  delle imprese europee  , statuisce  “….nessuna impresa deve fare profitti derivanti da vantaggi competitivi che emergano dal mancato rispetto dei diritti del lavoro e dei requisiti ambientali e sociali….” .Sembra la fiera dei sogni e cosi’ è stata intesa dal governo del nostro paese che ha compromissoriamente ignorato i fondamentali del nostro sistema legislativo .Se ci fossimo soffermati su queste considerazioni , avremmo capito in che direzione stava girando il mondo economico e finanziario e quanto lo stesso si stava allontanando dalle regole del diritto e dell’economia etica  e dalla realtà sociale , per entrare nel liberismo anarchico senza regole e senza controllo .
Coloro che dovevano evitarci tutto questo ,cioè i nostri politici ed i nostri economisti , invece di allontanare il paese dai rischi gravi che si prospettavano, ci hanno condotto per mano dove ora purtroppo ci troviamo .In questo contesto degradato la “Questione Meridionale” diventa ancor più dolorosa ed insopportabile dove Gramsci osservava che “..la borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento ..” ,individuando nel sud solo un enorme mercato di consumo e di manodopera sottocosto.Ma come la feccia liberal-massonica fu l’artefice dell’aberrante fenomeno che Antonio Ciano definisce “Il massacro del Sud” così anche , in un angoscioso amplesso catoblepistico , l’economia del nord è stata stritolata dal sistema politico massone. Il ricatto ,l’estorsione,la corruzione sono diventati l’emblema di un sistema economico-politico che priva il paese di dignità e futuro. Eppure dal 1861 ad oggi il potere centrale ha stabilmente tutelato e promosso l’ industria del nord ( le grandi concessioni ,gli appalti miliardari erano e sono appannaggio esclusivo degli industriali settentrionali) perpetuando la bieca colonizzazione del sud e massacrando i legittimi interessi delle popolazioni meridionali , cioè confermando con affabulante violenza il rifiuto di qualsivoglia equità distributiva .
Questo meridione , oggi arretrato e povero , presentava –prima dell’invasione barbarica dei massoni – tutti i fermenti della rivoluzione pre-industriale (industrie tessili e metal meccaniche ,fiorente artigianato,zone franche ecc.),era il regno più ricco d’Italia , non conosceva il doloroso processo dell’emigrazione di massa . Non ci sono alibi di sorta  per giustificare il degrado cui è stato condannato , l’annullamento del glorioso humus storico e culturale (Napoli contendeva a Parigi il primato culturale in Europa ), lo svuotamento delle ricche  casse del Regno per colmare i guai ed i debiti del piccolo piemonte savoiardo ,lo smantellamento degli impianti industriali per alimentare la nascente industria del nord (il tutto in nome dell’unità!). Né è elemento esimente delle gravi responsabilità dello Stato il consolidamento del ruolo socio-politico, economico ed ambientale della cd. malavita organizzata , allorquando è storicamente noto che , dal 1861 ai nostri giorni , l’omologazione e l’utilizzo di queste organizzazioni criminali da parte della classe  politica ha consentito il raggiungimento di lerci e beceri obiettivi economici e di conservazione del potere .

Vincenzo Caratozzolo

martedì 27 maggio 2014

Il futuro del meridionalismo





li, 27/05/2014

di Amalia Spanò

Anche questa è fatta. Si sono tenute le Elezioni Europee. Già ma quale Europa sarà? L'antieuropeismo ha dati segnali forti, ma non ha sfondato. Certo un bel 30% del Parlamento Europeo sarà da loro pressocchè occupato, ma il restante 70% se vuole e si organizza può non solo tamponare ma cambiare registro per dare risposte esaurienti alle esigenze in primis dei popoli del Sud Europa. Popoli massacrati dalle politiche d'austerità e lasciati da soli ad affrontare il dramma immigratorio. 
In Italia il populismo grillino, un linguaggio aggressivo, talvolta gratuitamente offensivo oltre il consentito, ha pagato il conto non solo non facendo l'exploit ma regredendo addirittura di alcuni punti percentuali. Il PD di Renzi ha fatto il boom oltre ogni più rosea aspettativa, sommando una serie di ragioni che lo hanno determinato : il rigetto, come detto, al linguaggio dei 5 Stelle, i proponimenti del suo leader che tra promesse in via di realizzazioni o pur solo futuribili da speranze di un minimo di concretezza a un popolo sfiancato, la debacle inevitabile ormai di Berlusconi, la pochezza di altri, e la capacità renziana di farsi accettare da una grande fetta centrista di memoria democristiana e anche centrodestrorsa moderata. 
E il Sud? Silente se non nella voce inossidabile del brigante gaetano e gramsciano Antonio Ciano del Partito del Sud, indipendente nella lista IDV, rediviva e faticosamente tornata a competere grazie all'impegno del suo segretario Ignazio Messina. Abbiamo, noi di Rubriche Meridionali, settimane fa segnalato e sostenuto la coraggiosa candidatura di Ciano, per la stima nei suoi confronti e verso gli amici del Partito del Sud. Poi qualche "aspirante meridionalista" presente altrove e la sguaiata presenza di sudisti sensibili alla pecunia vergognosamente presenti con la Lega, che sia appellata Nord o Sud, o in liste di suoi fuoriusciti, che resta in ogni caso la vergogna più riluttante dello scenario politico della penisola italica. 
Già...ma il futuro per il meridionalismo? Non può che essere nell'ambito progressista, inevitabilmente a sinistra. Lo impone la storia, la lezione e il pensiero di maestri come Gramsci, nostro riferimento e anche del Partito del Sud. Il lavoro dovrà svilupparsi perchè la sinistra prenda coscienza che il meridionalismo e la questione meridionale è nel suo DNA, che affonda le radici proprio agli albori della sua storia prefigurato, analizzato e proposto dai suoi stessi uomini. Si esca dall'equivoco della nostalgia, del neoborbonismo, di cui la stessa sinistra si fa partecipe con superficiali commenti e valutazioni, accomunando spesso tutto il movimentismo che c'è al Sud. Gran parte, ahinoi, è certo in quella spirale spesso poi debordante verso rivendicazioni addirittura vetero monarchiche, velleitarismi indipendentisti e separatisti, derive destrorse, ecc... Ma associazioni come la nostra, altre, il Partito del Sud, tanti singoli senza casa, sono e siamo, fuor d'ogni auto incensamento, sani interpreti di quel meridionalismo autentico che solo una sinistra disattenta e presuntuosa può trascurare.
Chi gli interlocutori? Diversi politici, coscienti e onesti intellettualmente, e chi tra le formazioni politiche saprà aprirsi al dialogo, alla disponibilità, alla riflessione su questa grande storia di dignità, equità e riscatto.

Amalia Spanò
Socio Promotore e Fondatore di Rubriche Meridionali 


lunedì 28 aprile 2014

In memoria di Antonio Gramsci a 77 anni dalla sua morte...




Antonio Gramsci 


Aforismi e Frasi Famose
Politico, Filosofo, Giornalista Italiano
(1891 - 1937)
Segno Zodiacale Acquario


Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
***
Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa.
***
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
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L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.
***
Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.
***
La maggior parte degli uomini sono filosofi in quanto operano praticamente e nel loro pratico operare è contenuta implicitamente una concezione del mondo, una filosofia.
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Ogni movimento rivoluzionario è romantico per definizione.
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La verità è sempre rivoluzionaria.
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Quante volte mi sono domandato se legarsi ad una massa era possibile quando non si era mai voluto bene a nessuno.
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In principio era il verbo. No, in principio era il sesso.
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Sono un pessimista a causa dell'intelligenza, ma un ottimista per diritto.
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Il mio atteggiamento deriva dal sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro.
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Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
***
Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
***
Dato che dobbiamo costruire il Paese, costruiamo repertori, enciclopedie, dizionari.
***

venerdì 18 aprile 2014

Con Ciano alle Europee! Comunicato Rubriche Meridionali





19 Marzo 2014


COMUNICATO


Apprendiamo con vivo piacere, condivisione ed interesse, la notizia della candidatura di Antonio Ciano come candidato indipendente del Partito del Sud nella lista IDV Circoscrizione Meridionale per le prossime elezioni Europee!
Antonio Ciano, attualmente Presidente Onorario del Partito del Sud da lui fondato, appartiene a quella genìa di meridionalisti della prim'ora che ha iniziato a risvegliare le coscienze di tanta gente del Sud già dagli anni 60/70 del secolo scorso! Un vero decano, inossidabile e combattivo, ricercatore storico e scrittore di testi come "I Savoia e il massacro del Sud" che hanno costituito assieme ai testi di Alianello e Zitara l'abc per molti meridionalisti dei nostri tempi.
La vicinanza che accomuna la nostra associazione culturale "Rubriche Meridionali" alla linea progressista del Partito del Sud, nel solco dell'insegnamento comunemente condiviso dei grandi padri del meridionalismo come Gramsci e Dorso, non può che caricarci del doveroso supporto da dare per un'ottimo risultato elettorale di Antonio Ciano, perchè diventi il successo di noi tutti e dei nostri ideali!
Viva Ciano, viva il Sud!

Amalia Spanò
a nome dei Soci Promotori e Fondatori di "Rubriche Meridionali" e di tutti i suoi iscritti.

venerdì 28 marzo 2014

La pietra d'inciampo




di Bruno Pappalardo

Oggi il 70esimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine.
L’autore, il boia fu , Erich Priebke ( morto lo scorso ottobre) 
La rappresaglia avvenne dopo l'assalto partigiano di via Rasella, a Roma, dove morirono 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen.
In giornata giunse, dal comando germanico, l’ordine: “…per ogni tedesco morto in via Rasella, bisognava fucilare 10 comunisti badogliani”. 

Per i 33 soldati morti bisognava trovare 330 comunisti, beh, un terribile atto contro la popolazione civile. Dove avrebbero trovato 330 partigiani comunisti e perfino badogliani?
S’auguravano forse che si fossero presentati al Comando delle Gestapo, e, poi alle “SS”, i responsabili? Non esistevano trecento comunisti neppure in clandestinità.
La rappresaglia, per quanto terribile, impietosa e crudele, conserva sempre la fredda consapevolezza di colpire primariamente gente innocenti come per le Fosse Ardeatine.
Il paragone col massacro di Pondelandolfo, consumato il 14 Agosto del 1861 contro la popolazione civile è automatico. Fu più o meno la stessa storia! 
Altri partigiani filoborbonici o anche detti generalmente briganti, comandati dal cerretese Cosimo Giordano catturarono 40 soldati piemontesi che fucilarono. Gesto brutale ma s’era in guerra e si faceva ”resistenza”.
La differenza con i tedeschi è che questi erano in Italia per un incomprensibile accordo con lo Stato italiano trattato con Benito Mussolini.
Ma il tenersi acquattati nei boschi intorno Pontelandolfo, di quest’altri, bersaglieri e soldati di Cialdini, ebbene, perché se nessuno li aveva chiamati. 
Secondo il regolamento militare, in stato di guerra, è ammesso la rappresaglia! A Pontelandolfo furono un migliaia gli innocenti che dovettero morire per superare perfino i tedeschi nella fredda proporzione
Tra l’ordine di Cialdini: “di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra.” (Cialdini al colonnello Negri ) e la risposta: “Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casaduni. Essi bruciano ancora”(Eleonoro Negri) e quella tedesca non c’è molto differenza.
“il comando germanico ha, perciò, ordinato che, per ogni tedesco ucciso, dieci criminali comunisti badogliani siano fucilati. Quest'ordine è già stato eseguito, 25 marzo 1944”
Ogni guerra appare, per scelleratezza, uguale a quella precedente che aumenta relativamente al grado superiore di umanità e civiltà. Dunque bene non farsi troppe illusioni, ... ma qualcosa potrebbe cambiare!
Ora il tedesco Gunter Demnig , in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti, negli anni ’90 del secolo passato, s’inventa la “Pietra d’Inciampo” che consiste da una semplice targhetta in ottone, grossa come un sampietrino da affiggere sull’ingresso dei palazzi dei superstiti delle deportazioni. Suscitò inizialmente tanta ammirazione ma, poi, col tempo, la pietra incominciò ad infastidire!
Le controversie nascevano dal fatto che la gente (ancora oggi è così) probabilmente vuole allontanare il dolore da se e non accetta atti di fredda brutalità che, forse, in passato hanno anche nascostamente condiviso.
Quella pietra è la metafora di un invito alla riflessione. 
Quella pietra è diventata il simulacro dell’animo di uomini e donne che non vogliono sapere, non vogliono veramente ricordare, non vogliono vedere l’ impietosa realtà dei fatti, i più atroci. Essa è una chiara dichiarazione di inumanità, tanto semplice da condannare e voglia di eliminare ma colpevolmente e paradossalmente aumenta in maniera inversamente proporzionale alla volontà di annientarla. E’ una domanda alla propria anima che interrogata non sa darsi alcuna vera risposta. 
Fissiamo le nostre pietre per ogni morto caduto sul selciato, per ogni pensionato morto solo, per ogni lettiga consunta e lasciata nel corridoio affollato dell’ospedale. Per ogni martire di questa società infame.
Fissiamo una “Pietra” davanti al legittimo Tribunale che dovrà/ebbe condannare i responsabili dei morti leucemici per rifiuti tossici caduti dall’alto. Sul marciapiede davanti casa degli ignobili colpevoli.

Bruno Pappalardo





venerdì 14 marzo 2014

Domani Sabato 15/03/2014 a Napoli Conferenza Stampa congiunta Michele Emiliano/Partito del Sud





A poca distanza dal precedente evento di Bari, gli amici del Partito del Sud si fanno portatori nell'area progressista del vero meridionalismo, che attinge questo termine coniato sul pensiero dei suoi padri come Gramsci, Dorso, Salvemini,  di un altro evento d'estrema importanza : una Conferenza Stampa a Napoli - la capitale del Sud - di Michele Emiliano ed il Partito del Sud.
Il tema verterà sulle sorti del Sud in Europa, anche alla luce della candidatura alle Elezioni Europee di Michele Emiliano.
Rinnoviamo gli auguri al Partito del Sud, sempre più portatore in campo politico del pensiero che li accomuna alla nostra Associazione Culturale.

I Soci Fondatori e Promotori di Rubriche Meridionali


Invito Stampa

Sabato 15 marzo alle ore 11,30 presso l’ Hotel Palazzo Alabardieri, in via Alabardieri, 38 a Napoli si terrà la conferenza stampa dal titolo: “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo per l’Europa "

Alla Conferenza stampa parteciperanno il Sindaco di Bari Michele Emiliano , capolista alle Europee per la circoscrizione Meridionale del Partito Democratico, e il Presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese. 

Durante la conferenza stampa sarà spiegato come si potrà dare nuovo slancio e un ruolo importante a tutte le regioni del Sud Italia in Europa e come, lo stesso Meridione, potrà svolgere un ruolo strategico e trainante nel Mediterraneo utile all’Italia e a tutto il Vecchio Continente per uscire dall’attuale crisi.

Sarà illustrato inoltre come questa attività vedrà svilupparsi, all’interno del fronte progressista, una forte sinergia e collaborazione tra il Partito del Sud e Michele Emiliano, Sindaco tra i più amati d’Italia, grande sostenitore della legalità, convinto meridionalista.
In conferenza stampa dopo gli interventi  del Sindaco di Bari Michele Emilianoedel Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese i colleghi della stampa, se lo riterranno, potranno rivolgere ai convenuti delle domande.

Sarà consegnata Cartella Stampa con relativo comunicato stampa.
E’ gradita la presenza.

Per ulteriori info e logistica telefonare a :
Emiddio de Franciscis di Casanova:  335 6667952 Coordinatore Regionale Campania Partito del Sud)

Andrea Balìa 335 437136 (Vice Presidente Nazionale Partito del Sud)

mercoledì 12 febbraio 2014

Bari 15 febbraio il Partito del Sud, insieme ai Sindaci Emiliano e De Magistris, presenta il libro bianco: “Con il Sud si Riparte! - Idee, progetti, programmi, per il rilancio del Paese”.


Segnaliamo questo importante convegno, che sarà preceduto da una Conferenza Stampa, degli amici del Partito del Sud.
Il fatto che tra i relatori vi saranno sia Emiliano che de Magistris (i due sindaci più in vista del Sud, ed entrambi - otre che progressisti - con spiccate propensioni ad un meridionalismo vero che si rifà ai grandi padri di questo pensiero come Gramsci e Dorso) rende l'evento di un spessore notevole e di ottimi auspici. Formuliamo i migliori auguri per una ottima partecipazione e una eccellente riuscita come nei desideri degli organizzatori e di noi tutti.

I Soci Fondatori di Rubriche Meridionali



ll prossimo 15 febbraio a Bari, a Palazzo di Città nella sala consiliare, alle ore 17,00 il Partito del Sud presenta il libro bianco:

“Con il Sud si Riparte! - Idee, progetti, programmi, per il rilancio del Paese”.

Al dibattito parteciperanno:

Michele Emiliano Sindaco del Comune di Bari;
Luigi de Magistris Sindaco del Comune di Napoli;
Natale Cuccurese Presidente nazionale Partito del Sud;
Michele Dell'Edera Presidente dell’associazione di valorizzazione del territorio e delle peculiarità del mezzogiorno Sud Project Camp.
Rossella Macchiarola Responsabile regionale donne dell’Italia dei Valori
Valeria Romanelli Assessore all’Ambiente e alle Politiche Giovanili delComune di Novi Velia (SA);
Antonio Russo, Consigliere di Presidenza nazionale delle ACLI con delega alla Coesione territoriale ;

Moderatore sarà Giovanni Cutolo, presidente della Fondazione A.D.I. collezione Compasso D’Oro.

Con la presentazione di questo libro bianco si punta a stimolare l’impegno di uomini, donne, cittadini, giovani, associazioni, mondo del lavoro e di tutti coloro hanno a cuore questa terra a dare le gambe a un progetto che veda il Sud motore di questo nostro Paese.
Per decenni e fino ai giorni nostri, si sono sempre pensate politiche per il Sud emai politiche da Sud, c’è sempre stato qualcun altro a indicare la ricetta e mai un progetto ideato, promosso e realizzato da Sud. Il Sud è sempre stato visto come incapace di pensare e di progettarsi, si è sempre pensato che avesse bisogno di qualcuno che creasse meccanismi utili a “sfamarlo”, ma mai si è pensato di lavorare per metterlo nelle condizioni di equipararsi e competere con il resto del Paese.

E il Sud in tutto questo si è adagiato, si è quasi convinto di non essere, per DNA,in grado di competere con il Paese e in Europa.

La storia, la cultura, le economie, le enormi ricchezze di diverso genere di cui il sud dispone fanno pensare che non sia così.

E’ anzi da qui, dal cuore del Mediterraneo che si riparte.

Fonte : www.partitodelsud,blogspot.com


lunedì 3 febbraio 2014

Grillo il mercantilista, a caccia dei voti della Lega




  Alessio Postiglione
Giornalista e politologo


Il M5S ci Lega. L'ultimo Vaffa-day dimostra che Grillo e Casaleggio stanno puntando anche a quel bacino elettorale che fino a poco tempo fa votava per il Carroccio.
Con la proposta dei dazi, lanciata a Genova, l'obiettivo è vellicare quel popolo delle partite Iva, quel capitalismo molecolare, spaventato dai grandi processi di globalizzazione, e da proteggere con sovranismo monetario, con il ritorno a una moneta debole e con il neoprotezionismo. Per conquistare quella fetta di elettorato che in passato si è affidato alle suggestioni di Miglio e Bossi.
Ma l'offerta grillina è ancora più allettante. Perché capace di stuzzicare anche quella sinistra anticapitalista che, orfana delle varie rifondazioni comuniste, si inebria con i teorici della decrescita felice e gongola per gli attacchi pentastellati alle oligarchie finanziarie targateBce.
Il partito di Bossi, infatti, era riuscito anche a farsi scegliere da quel proletariato che fino ad allora aveva votato a sinistra. Conquistò, cioè, il voto di chi più degli altri pagava i costi sociali della globalizzazione degli anni Novanta.
Eppure il Carroccio era e restava un partito di destra. Dunque, la sua capacità di erodere il consenso della sinistra doveva forzatamente fermarsi a un certo punto.
Il M5S, invece, riesce con più intelligenza a velare la sua natura reazionaria nascondendosi dietro la foglia di fico del modernismo web e delle nuove tecnologie. Per questo, convince sempre più elettori di non essere "né di destra né di sinistra", come ripete compulsivamente Beppe Grillo. Una scelta buona per tutti: per l'ex balilla come per il geek informatico con il poster di Che Guevara in cameretta.
Partiamo da questo assunto. Chi dice di non essere né di destra né di sinistra è sempre di destra, e pure estrema. Si tratta di un motto coniato dal collaborazionista filonazista Jacques Doriot e, in effetti, per capire la capacità di una certa destra di mobilitare sia i ceti medi impauriti dalla globalizzazione che gli strati popolari, bisogna tornare proprio a quei movimenti fascistoidi della Terza Repubblica francese.
Allorquando si forma ciò che Zeev Sternhell chiama "destra radicale": quel mix di difesa patologica della nazione da non ben precisate minacce esterne, rifiuto del parlamentarismo e pianificazione socialisteggiante dell'economia, che prenderà la forma di planismo e corporativismo. Si tratta di quell'humus culturale che ci rivela perché Mussolini fosse un ex socialista e che oggi si declina, nel grillismo, nelle ossessioni per la concorrenza sleale dei cinesi, vero cavallo di battaglia leghista, e per l'influenza della finanza senza volto sulla Bce.
Insomma, gli estremi si toccano, e questo bagaglio populistico permette a Grillo di acchiappare i voti a destra e manca. La retorica anti-finanziaria e delle cospirazioniTrilateral e Bildenberg funziona, e molti elettori perdonano al M5S anche le posizioni apertamente razziste e anti-migranti.
Mentre la Lega rappresentava la destra radicale tradizionalista, quella che sognava una Padania ancestrale e celtica di biondi Odino che si mondavano nelle acque rituali del Po, il M5S si richiama a una destra futurista: ora, il moderno è declinato attraverso il primato della Rete. E, proprio come la destra futurista italiana, Grillo riesce ad avere successo fra molte persone provenienti dalla sinistra radicale.
Ora, legittimamente, un elettorale di sinistra, operaio o piccolo imprenditore, potrebbe chiedermi: al di là delle etichette, l'unico che mi difende dal mercato è Grillo; perché dovrei votare per una sinistra europeista che favorisce processi di globalizzazione di cui io pago i costi sociali?
La risposta è proprio nella boutade dei dazi che Grillo ci offerto in occasione del VDay.
Uno stato corporativista e protezionista senza sindacati - perché, ricordiamocelo, Grillo vuole abolire anche i sindacati -, risolve la crisi del liberalismo e del mercato unico europeo "da destra".

Proprio attraverso la compressione dei diritti di quei lavoratori che vorrebbe rappresentare e unificando Stato e mercato in un apparato che, invece di mediare fra gli interessi, fa gli interessi di un ceto imprenditoriale decotto, che sarebbe spazzato via dall'innovazione se non non fosse protetto dal mercantilismo. E' questa la rivoluzione che sognano i pentastellati?

Fonte : http://www.huffingtonpost.it

domenica 26 gennaio 2014

Che malacreanza!


di Angelo D’Ambra

Il PIL procapite degli ultimi dieci anni al Nord è quasi il doppio di quello del Sud con Campania, Sicilia e Calabria sotto la media del Mezzogiorno stesso 1.
Il Nord continua ad accumulare ricchezza e ciò non ci stupisce. Se è ovvio che l’industrializzazione non possa interessare al contempo tutte le aree di un territorio, è altresì vero che lo sviluppo è sempre di carattere cumulativo cioè che le regioni industrializzate attraggono forza lavoro e capitale da quelle non industrializzate. Non è vero, asseriamo, che l’industrializzazione ad un certo punto si diffonda ad effetto riverbero dove i salari sono più bassi fino a riequilibrare i rapporti regionali.
In centocinquanta anni il reddito procapite in Italia è aumentato di 13 volte. Al Sud l’aumento è stato di 9 volte rispetto al 1861, al Nord di 15 volte. Il dato per essere compreso a fondo necessita però di una precisazione: le due parti del Paese partivano da condizioni economiche analoghe. Ancora nel 1891 il prodotto procapite della Campania era superiore a quello del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia e appena inferiore a quello della Lombardia e della Liguria. Discorso identico per la Puglia, mentre Calabria e Abruzzi risultano in effetti al disotto della media nazionale raggiunta invece da Sicilia e Basilicata2. Ciò si rifletteva del resto nella “superiorità numerica dell’emigrazione settentrionale”3.
Il primato del Nord divenne netto nel 1911, anno in cui solo la Campania ha un prodotto procapite prossimo a quello medio italiano. Questo divario nasce proprio come conseguenza della riallocazione dei fattori di produzione, di manifatture e attività commerciali determinata dalla spesa pubblica concentrata al Nord 4, dal corso forzoso dei biglietti della Banca Nazionale e dalla politica protezionistica inaugurata coi governi Depretis 5.
In tutti i Paesi dell’OCSE coi divari regionali più ampi (ovvero Messico, Turchia, Italia, Belgio, Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria) la struttura capitalistica nazionale si concentra sulla polarizzazione della distribuzione del reddito procapite nella regione più ricca. La cosa che sorprende è che in Italia il divario tra le due aree Nord e Sud è il doppio rispetto ai divari interni di Germania, Spagna, Giappone e Regno unito che sono a noi simili per livello medio di Pil procapite6. L’essenza del capitalismo italiano si fonda cioè interamente su la robustezza del divario regionale, in altri termini sulla spoliazione del Sud come logica di mercato. Che malacreanza!

Fonte : www.eleaml.org