ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA

Critica - Analisi - Riflessioni - Editoria - Proposte - Politica

domenica 27 dicembre 2015

Gli auguri...



Auguri di buon Natale e di festività annesse agli iscritti di Rubriche Meridionali, agli amici, a quelli di cui ci pregiamo pubblicare i loro scritti e riflessioni politiche e di vita.
Auguri anche per il nuovo anno. Un 2016 che non si prospetta come un anno facile, ma questo non giustifica il fatto che non dobbiamo augurarcelo positivo, o quantomeno foriero di buone prospettive. Il Sud ne avverte l’esigenza certamente più di altre zone d’Italia. Il Meridionalismo, dopo anni sonnolenti, è  in fase d’agitazione (forse financo troppa) e di ricerca d’una concretezza che lo trasformi in forza politica portatrice di propositività e conseguenti soluzioni che ridiano dignità, riscatto e opportunità al Sud, alle sue terre e alle sue genti.
La strada è ancora piena di difficoltà, pericoli e tranelli. Uomini di buona volontà, di tempra forte che non scambino l’unanimismo con l’unità, la fratellanza e l’inclusività con il “volemose bene” senza costrutto, hanno l’arduo e pericoloso compito di riconoscersi e organizzarsi.
Un caloroso saluto a Voi con l’auspicio d’un futuro migliore e più consapevole.

Il Comitato dei Soci Promotori e Fondatori di RUBRICHE MERIDIONALI

lunedì 21 dicembre 2015

Ma ne vale la pena?


di Attilio Stolder


Ci sediamo al nostro bar, terrazza vista mare parte alta di Posillipo, io e il mio amico storico Alfredo (snob posillipino d’una sana media borghesia d’altri tempi).Parte sparato : ” mi devi spiegare….tu hai un bel nome..d’effetto, hai una bell’immagine..capello biondo, pur se ormai quasi bianco ma che la racconta lunga…occhio azzurro che ti viene dal mix delle tue radici normanne/austriache..scrivi bene (bontà sua..)ma poco su Rubriche Meridionali…quel blog meridionalista..ma non metti mai la tua foto così come i tuoi amici…ah…e poi perché non t’esponi anche pubblicamente politicamente..visto che sei di sinistra e ti piace pure il sindaco..ne condividi l’operato? Spiegami..non capisco”
Allora..sorvolo sul nome,il capello…l’occhio..ma per il resto credo meriti una risposta e una riflessione il suo pensiero. Rubriche Meridionali nacque con la volontà d’essere una fondazione che forse ci avrebbe permesso d’esporci ed esprimerci di più, ma la scelta di Capozzi (ns amico che avrebbe dovuto finanziare la quota costitutiva come fondazione) di passare a vita migliore lavorativa e non solo in quel del Brasile, ci fece optare x la modifica in Associazione Culturale Meridionalista Progressista. Decidemmo,io,Giorgio Savarese e l’Amalia Spanò, di vendere e diffondere le nostre idee e non la nostra immagine…lo ritenevamo più utile. Quella fu la decisione, alla quale ci siamo attenuti,e credo sia esaustiva come risposta alla prima parte della domanda. Sul resto credo incidano varie riflessioni che la domanda del mio amico mi ha permesso di rianalizzare. In primis non volevamo costituire l’ennesimo movimento o partito, ma dare solo il nostro contributo culturale identificando che la parte politica la affrontano, secondo la nostra visione, già gli amici del Partito del Sud, con alcuni dei loro dirigenti che collaborano anche con noi sul nostro blog come Giovanni Cutolo, Bruno Pappalardo e Andrea Balìa. Poi incide l’età…far politica richiede un tempo continuo ed un impegno cui dedicarsi con costanza, spirito di militanza e sacrificio, a cui non credevamo di poter assolvere per varie ragioni tra cui appunto un’età che non garantisce efficienza. Cosa potremmo dare di più…anche ad esempio all’operato del sindaco? Certo lo sosteniamo…i nostri amici del Partito del Sud in questo sono encomiabili…ne hanno ricevuto la sua stima..qualche incarico come la nomina in Commissione Toponomastica ad Andrea Balìa o il recente incarico ufficiale (sempre a lui) di natura collaborativa per estendere un progetto di Autonomia Fiscale per la città. Ci restano dei dubbi…ad onor del vero…comprendiamo il porsi del Sindaco come espressione ampia e rappresentativa di tutta la città….ma ne condividiamo meno l’accettarne il sostegno incondizionato da qualsiasi parte provenga. Le prossime elezioni appaiono caratterizzarsi più come un assalto al carro del possibile vincitore. Il meridionalismo (come lo intendiamo noi) serio è quello progressista, che si rifà al pensiero politico di gente come Gramsci…e ci pare, anche da sue dichiarazioni, che anche il sindaco lo intenda come tale. Ha senso che arrivi gente a volerlo sostenere che sia reduce da collaborazioni politiche con lui troncate per mancanza di risultati? E’un pò come smentirsi…come accettare che  seguaci di tali figure siano personaggi afflitti da borbonismo nostalgico e rammarichi monarchici (come da conferma di recenti foto…), oppure ci siano altri fulminati sulla via di Damasco dopo trascorsi di ultraventennale militanza politica destrorsa? O afflitti perenni da mire e progetti separatisti e indipendentisti? E molti di loro dediti fino a pochi mesi fa alla poco condivisibile cura della critica perenne nei suoi confronti mirata ad infangarlo? E’credibile tutto cio’? Va bene estendere il consenso, altresì la necessità di accrescerlo, ma crediamo esistono limiti invalicabili. Oltre al pericolo che ciò non diventi oggetto di attacchi mediatici con la possibilità di tramutarsi in un boomerang. 
Ma ne vale la pena?
E un Attilio Stolder, ovvero il sottoscritto, può qualcosa in più di ciò che staranno già facendo come sentinelle gli amici del Partito del Sud? Forse ciò che può è solo e proprio scrivere riflessioni come queste. Essere sostenitore..che è diverso da essere tifosi. Il mio amico Alfredo è rimasto interdetto ma spero finirà per comprendere..fermo restando che crediamo d’avere occhio allenato (oltre che azzurro..)e pensiero che giunge da lontano ma guarda con interesse a tutto ciò che avviene come sinistra nel sud dell’Europa..dicasi Syriza o Podemos(che è cosa di sinistra da non confondersi con l’assimilazione generica a un grillismo italico).
Osserviamo,sosteniamo fedelmente, poi vedremo..altro non ci è concesso al momento.
Alfredo se ne faccia una ragione.

Attilio Stolder
(Socio Fondatore e Promotore di Rubriche Meridionali)

lunedì 7 dicembre 2015

Il 7 Giugno la nostra Amalia Spanò disse....





Il 7 Giugno 2015 la nostra dirigente Amalia Spanò pubblicò sul nostro sito www.rubrichemeridionali.blogspot.com un suo articolo "Considerazioni sulle Regionali 2015" da cui estrapoliamo e riproponiamo un commento finale riguardo alle prossime elezioni amministrative del 2016 che sembra quanto mai calzante e premonitore d'un humus crescente :

"......augurandosi che la coerenza delle scelte d’ognuno venga rispettata in un futuro prossimo che vede le comunali di Napoli del 2016 come prossimo appuntamento elettorale, evitandoci assalti al carro che testimonierebbero solo, qualora ce ne fosse bisogno, l’incongruenza e l’opportunismo politico animato più da mire personali che da sbandierate posizioni di nuove e presunte verginità."

Amalia Spanò
Socio Promotore e Fondatore di Rubriche Meridionali

Rubriche Meridionali

mercoledì 4 novembre 2015

Masterplan per il Sud. Il nuovo bluff di Renzi


Posted on 

di Alessio Postiglione


Masterplan per il Sud. L’ennesimo bluff di Renzi. Non c’è un giornale che oggi abbia fatto i conti al pippone del governo, ripubblicato pari pari dai principali quotidiani. Questo riguarda l’incapacità di molti colleghi di leggere i dati, ma andiamo avanti… il governo approva la programmazione con vari mesi di ritardo e la spaccia per un piano di interventi straordinario

Non c’è nulla di straordinario, ma si parla di 95 miliardi che SPETTANO al Mezzogiorno (cifra molto più bassa delle risorse pubbliche stanziate per il resto del Paese) e si fa riferimento ad altre informazioni empiricamente non verificate. Come, ad esempio, il moltiplicatore speciale che dovrebbe innescarsi sui progetti del Piano Juncker: progetti che nessuno conosce e che generalmente saranno al Nord, dato che si tratta di investimenti che devono essere in grado di finanziarsi sul mercato e che, a nel profondo Sud, se non è lo stato a fare l’imprenditore, è difficile innescare processi di sviluppo.
Addirittura risibile è il riferimento agli investimenti di Eni, Enel, Finmeccanica e Fincantieri, dato che il governo, anche qui, parla di interventi “market oriented”. Si tratterà, dunque, di finanziamenti per trivellazioni, sfruttamenti off shore e on shore che il governo eufemisticamente definisce “chimica verde”. Si parla, lungamente, di gassificatori e pipeline, ma non si parla delle royalty che dovrebbero andare al Sud.
Alla fine il Masterplan si ridurrà all’utilizzazione di Cassa depositi e prestiti per finanziare la banda ultra larga attraverso una società veicolo privata, la Metroweb, che ovviamente cablerà Napoli e Bari, ma non il resto del Sud. Investimenti pubblici attraverso società private: una mostruosità di cui spero qualche giornale vorrà parlare.
Ricordo che Renzi ha fatto cambiare anche i requisiti di onorabilità per sedere nel cda di Cassa Depositi e prestiti per incardinare Gallia, indagato a Trani sui derivati. La possibilità di utilizzare la Cassa per promuovere sviluppo sarebbe fondamentale ma una serie di dati suggeriscono che si vorrà piuttosto utilizzare il risparmio postale degli italiani proprio per finanziare, non la banda ultra larga, ma la Metroweb: per finanziare una rete, cioè, che invece di essere pubblica sarà privata e fatta sugli interessi dei grandi player. Perché una società privata dovrebbe finanziare la rete a Pizzo calabro, infatti, è un mistero che non ci è dato sapere. Insomma, si spacciano per soldi al Sud fondi che andranno a Trenitalia, Eni, Enel, Metroweb, non per creare sviluppo ma per fare capitalismo relazionale, con i capitani coraggiosi spesati dai POR.

Un Masterplan, dunque, che non finanzia lo sviluppo ma sussidiarierà “i campioni nazionali” (oramai neanche più pubblici). Si tratta di un sitema attraverso il quale si olia il capitalismo relazionale che punta su Renzi e lo si spaccia per politiche per il Sud. Il governo, dunque, è andato oltre il bluff delle spese ordinarie fatte attraverso gli FSE che praticava Berlusconi. All’epoca, si utilizzavano i Fondi europei (che dovrebbero essere aggiuntivi e straordinari), per finanziare attività ordinaria. Ora, assistiamo ad un salto di qualità, ma in peggio: la la socializzazione dei costi di ristrutturazione dei grandi player che, invece di competere, diventano proprietari delle reti (che dovrebbero essere pubbliche), finanziate da fondi pubblici; un pericoloso groviglio fra interessi e capitalismo di Stato che si è già recentemente palesato con l’idea malsana di privatizzare la Snam. In tutti i paesi capitalisti, le reti dovrebbero essere pubbliche. Questo è l’unico paese che costruisce con fondi pubblici reti private.

Altro grande progetto del Masterplan che Renzi si “venderà”, inoltre, saranno l’Alta velocità Napoli Bari e il completamento della Salerno – Reggio Calabria, di cui parliamo ininterrottamente da 20 anni.La ciliegina sulla torta, infine, sono i Patti. A 25 anni dal Manifesto dello Sviuppo locale di Bonomi e De Rita, che lanciarono la stagione dei Patti territoriali, ritorniamo agli anni ’90. Quando la forbice Nord Sud incominciò a crescere. Progetti che si incepparono allora, riproposti oggi. 

Alessio  Postiglione

Fonte : alessiopostiglione.com

mercoledì 5 agosto 2015

LE OCCASIONI PERDUTE


di Giovanni Cutolo

Guido Piegari (Napoli 1927-2007) si laurea in medicina nel ’55 presso l’Università degli Studi di Napoli. La sua passione per la filosofia e la storiografia lo spinge a frequentare l’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli e a fondare nel 1951 il Gruppo di Studio Antonio Gramsci che lavora intensamente fino al ’54 promuovendo, presso l’Università Federico II corsi di studio e dibattiti sulla storia del Risorgimento italiano. Oltre a Piegari, fanno parte del Gramsci, tra gli altri, Gerardo Marotta, Ennio Galzenati, Giovanni Allodi, Ugo Feliziani, Enzo Oliveri. La non dissimulata passione hegeliana portava Piegari ad affermare che in politica l’essenziale sta nel porre nei termini giusti il problema dello Stato. Era convinto che tutti gli altri problemi non potessero essere considerati che problemi derivati dallo Stato, dalla sua forma, dalla sua struttura, dal suo assetto, dalla sua definizione territoriale. In quest’ottica, per esempio, la stessa “questione meridionale” avrebbe dovuto essere considerata in maniera subalterna, come questione non risolvibile altrimenti che nella più generale battaglia per il rinnovamento dello Stato unitario. In caso contrario – vale a dire nell’ipotesi di un’esaltazione della “questione meridionale” come problema autonomo, non derivato, specifico non già dell’intera collettività nazionale bensì delle sole popolazioni del Sud – si sarebbe riusciti certamente a strappare elemosine varie, contributi, incentivi, e leggi speciali, ma con il risultato non soltanto di non debellare i mali storici del Sud ma di aggravarli fomentando particolarismi, appetiti, parassitismi, rivalità. Vale la pena sottolineare che oggi il Partito del Sud ripropone, con altre parole e in un altro contesto, la stessa tesi, anche noi convinti che il Sud è un problema dell’Italia tutta e non della sua parte meridionale. Perché non è l’Italia a soffrire per il problema del Sud, ma è esattamente l’opposto: è il Sud che soffre di un problema chiamato Italia.

Pur operando all’interno del Partito Comunista, il Gruppo Gramsci non rinuncia alla difesa di posizioni assai critiche nei confronti della dirigenza della federazione napoletana, nella errata convinzione che Togliatti avrebbe approvato e sostenuto le loro tesi. Ma si sbagliavano perché il centralismo democratico, che imponeva l’obbedienza assoluta agli iscritti, sopravvisse a lungo anche dopo la morte di Stalin. Piegari e i suoi amici ritenevano che, sotto la guida di Giorgio Amendola, il Partito stesse perseguendo una politica meridionalistica così esasperata da rischiare di compromettere l’unità d’Italia, alimentando il grave pericolo della rinascita della contrapposizione frontale fra Nord e Sud. 
Del Gruppo Gramsci faceva parte anche Gerardo Marotta, noto per il suo carattere urticante e poco incline al contraddittorio, ma soprattutto per essere stato nel 1975 il co-fondatore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici del quale rimane tutt’ora il Presidente. Marotta ha dedicato la sua vita alla costruzione di un monumento di oltre 300.000 volumi a sua maestà Georg Wilhelm Friedrich Hegel e a quell’illuminismo napoletano che culminò nella rivoluzione del 1799. Una rivoluzione da lui studiata sin dai primissimi anni cinquanta, quando sotto la spinta e la guida di Guido Piegari, cominciò a occuparsene. Rivoluzione che ha appassionatamente difeso e amato a oltranza, al punto da non indurlo a non riconoscere giudizi e ragioni diversi dai suoi. Come lui stesso ha confessato non ha mai smesso di amarla nella convinzione che, se non è affiancata dalla passione, la ragione non sia sufficiente a vivere e a capire. La convinzione di Marotta è che nel 1799 la storia di Napoli, anzi la storia dell’Italia tutta, si sia fermata, come paralizzata dal fallimento di quello che fu, a suo avviso, il generoso tentativo di trasformare la nostra società dalle fondamenta: abolendo le servitù feudali, abolendo le torture e le carceri segrete, abolendo l’imposta sui grani, farina, pasta e pesca, cioè sul cibo dei poveri; abolendo il cosiddetto testatico, la tassa che Campanella definiva la più empia di tutte, perché anche il più povero dei poveri doveva pagare per ottenere il diritto portare la propria testa attaccata al corpo. Ma anche i molti che non condividono questa analisi storica sui fatti del 1799, gli riconoscono di essere riuscito, con la sua ostinata perseveranza, a fare dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli un centro di eccezionale importanza nazionale e internazionale e di grandissimo valore culturale. 

Nello spazio di pochi mesi, a partire dal marzo del 1954 il Gruppo Gramsci fu prima sconfessato, poi rapidamente smembrato e infine distrutto dalla normalizzazione imposta dal compagno napoletano Amendola, con l’avallo cinico del compagno torinese Togliatti. Si trattò senza alcun dubbio di una disastrosa sconfitta politica che ha lasciato tracce profonde, contribuendo all’irreversibile fallimento politico delle forze autenticamente progressiste e aperte al rinnovamento che esistevano dentro e fuori del Partito comunista napoletano. La decisione amendoliana di etichettare come progressista una politica volta a difendere l’idea che il Sud dovesse contrapporsi al Nord del paese, in ossequio a una visione regionalistica, ristretta e autarchica, mediocre e chiusa in maniera ottusamente provinciale, ha rappresentato un errore clamoroso e drammatico per il Partito, per il Sud e per il paese intero. 
A distanza di oltre cinquant’anni vale la pena riflettere ai guasti causati nel Meridione, ma a Napoli soprattutto, dal fallimento della politica del Partito Comunista di Giorgio Amendola, descritto dai suoi stessi compagni di partito come un caso umano patologico: autoritario, insopportabilmente filosovietico, moralista sino alla persecuzione ma, nello stesso tempo, disponibile a trattare sottobanco con chiunque, nel solco della più collaudata tradizione trasformista. Come napoletani e meridionalisti non ci resta che volgerci ai positivi ritorni culturali conseguiti grazie all’Istituto di Studi Filosofici dell’ex ragazzo del Gruppo Gramsci. Se al grande successo nel campo della cultura avesse fatto riscontro un altrettale successo in quello politico oggi Napoli e il Sud non si troverebbero nelle lamentabili condizioni in cui si trovano. 

Giovanni Cutolo


N.B.
Ho liberamente utilizzato e riassemblato brani tratti dal Mistero napoletano di Ermanno Rea edito da Einaudi, un libro che ritengo di lettura obbligatoria per tutti i simpatizzanti del Partito del Sud e per tutti i napoletani interessati a comprendere le ragioni per cui Napoli e il Mezzogiorno d’Italia versano nella triste situazione che tutti conosciamo e soffriamo.

martedì 28 luglio 2015

Nicola Zitara e Gramsci...





“Lo stato italiano ha imposto al popolo meridionale un risparmio forzoso, in alcuni momenti fino alla fame. Il capitale così formato è stato consegnato nelle mani degli imprenditori e dei tangentisti padani, che se ne sono appropriati e sempre con l’aiuto dello stato italiano l’hanno enormemente allargato. Per Gramsci, che aveva capito tutto era questa, e non altra, la cosiddetta questione meridionale.” 

Nicola Zitara                                

domenica 7 giugno 2015

Considerazioni sulle regionali 2015



di  Amalia Spanò

Anche questa è andata. Anche le elezioni regionali in 7 regioni italiane ormai sono alle spalle.
Al Nord il dato più rilevante è l’avanzata, anche prevedibile, della Lega con forse l’inaspettato risultato in Toscana (secondo partito). Il PD non ne esce granchè bene in particolare con la sconfitta in Liguria, unica regione dove la minoranza del partito tira fuori gli attributi e con Renzi incavolato e quasi sorpreso che oltre ai lamenti i suoi contestatori interni dopo tante parole siano passati ai fatti.
Al Sud, che a noi interessa di più, il Pd va meglio ma è proprio il vero PD quello vincente? Il successo di Emiliano (ottima scelta dei nostri amici del Partito del Sud) e la vittoria dell’anarchico personaggio De Luca quanto hanno a che fare con il partito ed il renzismo? Il meridionalismo da un bel segnale proprio assieme al Michele pugliese. La lista “Emiliano Sindaco di Puglia” s’attesta al 9,21% con buoni risultati in termini di voto dei 5 candidati diretti e/o sostenuti dal PdelSUD con cui condivisi programmi ed accordi con oltre 11.000 preferenze tra cui  il candidato Liviano eletto. Significativo il fatto che Emiliano abbia inserito 3 punti del Partito del Sud nel suo programma ed abbia girato in campagna elettorale con il loro libro ”Con il Sud si riparte” sempre ben in evidenza; libro contenente la sua introduzione e la prefazione del suo amico e altro personaggio politico di spicco al Sud Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. Insomma Puglia foriera di ottime progettualità in salsa meridionalista.
In Campania lo scontro tra i due dinosauri De Luca e Caldoro, con la vittoria del salernitano e “normanno” Vincenzo (come ama definirsi lui per distinguersi dai napoletani troppo inclini – sempre secondo lui - a delinquere) che ha vinto non solo le elezioni ma anche la gara di chi facesse più dichiarazioni destrorse tra i due e arruolasse più frange reazionarie. Incredibile che alcuni movimenti paladini del Sud, che impropriamente s’appellano meridionalisti, le abbiano tentate tutte, sponsorizzandolo, pur di esserci con lui con liste poi miseramente naufragate alle certificazioni. Altra esperienza discutibile quella isolazionista della lista capeggiata dal candidato dal cognome troppo popolare per il suo ostentato aplomb inglese, e per le quanto meno singolari proposte come lo “scontrino parlante”,che, al di là della giustezza, si fa fatica a individuare come prioritarie in un Sud afflitto da ben più gravi e urgenti problemi. Lista dall’eterogenea composizione, includente di tutto un po’ : alcune brave persone, diversi nostalgici di passate monarchie, qualche giovane davvero improponibile nelle sue esternazioni, alcuni reazionari..insomma un’insieme, ad esser buoni, molto discutibile. Uno 0,7% circa che, nonostante gli sforzi, nulla ottiene e nulla incide. 
In Campania si sapeva che la contesa era fra De Luca e Caldoro, col sindaco di Napoli volutamente assente in dichiarazioni e sostegni. Se testimonianza doveva esserci è comprensibile anche qua quella dei nostri amici del PdelSUD, che volutamente hanno dato un solo ed unico candidato nella lista ”Sinistra al lavoro” per dichiarare ed attestare una collocazione politica, senza alcuna mira elettiva, dove almeno albergassero valori di fondo condivisibili.
Insomma è andata, augurandosi che la coerenza delle scelte d’ognuno venga rispettata in un futuro prossimo che vede le comunali di Napoli del 2016 come prossimo appuntamento elettorale, evitandoci assalti al carro che testimonierebbero solo, qualora ce ne fosse bisogno, l’incongruenza e l’opportunismo politico animato più da mire personali che da sbandierate posizioni di nuove e presunte verginità.

Amalia Spanò
Socio Promotore e Fondatore di Rubriche Meridionali