ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA

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domenica 23 novembre 2014

Erri De Luca...ovvero le giuste parole...



queste le parole di erri de luca alla festa di riapertura ai cittadini dei suoli ex area nato :

Quando sono nato erano già lì, le navi da guerra grigiochiare con le scritte bianche. La portaerei stava piantata in mezzo al golfo come una pialla sul banco del falegname, intorno era all'ancora il resto dell'intera squadra navale della Sesta Flotta degli Stati Uniti. Era il dopoguerra, che aveva scelto Napoli come capitale militare del Mediterraneo.
Altre simili flotte e presenze succedevano a Manila nelle Filippine, a Saigon in Vietnam. Condividevamo con quei porti lo sbarco di migliaia di soldati in libera uscita, scesi a sfogare astinenza e malincuore. Dei reati che commettevano in città ne rispondevano alla magistratura militare USA: Napoli era in Italia per convenzione geografica, di fatto era una colonia americana d'oltremare.
Così nella mia infanzia quelle navi facevano parte del panorama. Le vedevo tra il Vesuvio e Capri quando mi capitava di sgambettare sui viali spelacchiati della Villa Comunale.

Il porto era consegnato all'uso militare. La città aveva eletto all'epoca un sindaco monarchico, armatore navale, che però aveva la sua flotta a Genova. Napoli aveva solo un minuscolo scalo commerciale. Ogni tanto arrivava un transatlantico, il suo ingresso nel golfo faceva l' effetto di un re che scendeva in giardino. Per un breve passaggio il suo colore, blu, rosso,nocciola, ricopriva il grigio pallido della portaerei. Poi scomparvero i transatlantici e restò la tinta uniforme che ho riconosciuto in quella della nebbia.
Napoli è città spalancata, senza difese naturali. Perciò a prenderne possesso sono venuti tutti gli eserciti, i mercanti, i fuggitivi, i pirati, i regni. Abbiamo ospitato tutte le divinità, poi una sola, la definitiva, ma il sentimento religioso del luogo è dipeso dalla terra più che dal cielo. Dipende dal terrore di abitanti di un suolo sismico e appoggiato a un vulcano catastrofico. Da noi si cerca di ammansire il suolo, più che di placare l'ira dei cieli. Perciò il santo protettore del luogo è specializzato in eruzioni.

Ultimi stranieri a governare il golfo sono stati i militari della Sesta Flotta.
Penultimi furono gli occupanti tedeschi, espulsi dalla più forte insurrezione popolare di una città italiana nel 1900. Le 4 giornate del '43 sono state il più potente riscatto di libertà popolare della storia italiana. Una qualunque altra città , anche per meno di questo, ci avrebbe fondato una sua seconda data di nascita. Noi a 70 anni tondi da quei giorni non abbiamo stappato neanche una bottiglia per un brindisi.

Oggi siamo in quest'area restituita alla città dal ritiro spontaneo del comando NATO. Il Comune con l'aiuto della Fondazione del Banco di Napoli Assistenza Infanzia ha tenuto a bada le pressioni e le ambizioni speculative interessatissime. Cinquant'anni fa si poteva parlare di "Mani sulla città", oggi si tratta di grinfie e affondano anche sotto la città. Napoli non vuole privatizzare, non vuole svendere al peggior offerente il suo bene pubblico.
Quando si chiacchiera su qualche giornale del nord di classifiche del buon vivere, Napoli è data ultima. Ma il fatto che da noi l'acqua sia un bene pubblico e altrove no, questo per me è civiltà.Non rientra però nei parametri bugiardini delle classifiche bon ton.

Oggi non ci sono più truppe straniere e l'area nella quale i cittadini mettono piede per la prima volta è simbolo di ritorno alla sovranità sul proprio suolo. Questo comporta anche un ritorno di responsabilità. Non abbiamo scuse, oggi non ci bombardano dal cielo le fortezze volanti che hanno infestato di incubi i sonni della generazione che ci è finita sotto. E se scavando troviamo uno di quei proiettili, è inesploso. Mentre se scaviamo oggi troviamo in piena esplosione i veleni interrati dai nuovi nemici, che sono dotati della nostra stessa carta d'identità. Hanno venduto a mercanti del nord la terra e la salute dei figli.
Oggi gli occupanti hanno abiti civili e non se ne andranno come se ne sono andati tutti gli stranieri, per decorrenza termini di storia. Se ne andranno se su questo luogo sorgerà una gioventù a risanare i guasti di crimini di guerra compiuti in tempo di pace.
Se una gioventù si accollerà il compito di raschiare dalla politica, dalle banche, dai centri di potere pubblico i residui tossici delle complicità.
Se questa gioventù avrà l'impeto del libeccio che sta scuotendo il sud di questi giorni e chiede di essere imitato.

Quest' area oggi torna alla sovranità del popolo di Napoli. Non è che un simbolo e un inizio. Va ripresa sovranità sulla terra, sull'acqua, sull'aria, sulla salute pubblica, sulla rappresentanza politica, sul futuro di questa nostra madre-terra.

erri de luca


Fonte: Luigi de Magistris

venerdì 20 giugno 2014

Pier Paolo Pasolini...


«In questo mondo colpevole
che solo compra e disprezza
il più colpevole sono io
inaridito dall'amarezza ».

Pier Paolo Pasolini


Fonte: Il mestiere di scrivere

“ La politica, il lavoro e la questione meridionale “


di Vincenzo Caratozzolo

L’ideologia dominante che connota le politiche economiche dei paesi industrializzati è il capitalismo. La libera iniziativa , ormai affrancata da ogni vincolo sociale e normativo , è esclusivamente impegnata nella ricerca di ogni opportunità di profitto in qualsiasi regione del pianeta .Necessita dunque valutare  se il potenziamento del ruolo del mercato , se l’omologazione acritica della logica del profitto  costituiscano il vero supporto per la crescita economica . Bisogna comprendere quali siano le conseguenze socio-economiche dello smantellamento dei diritti dei lavoratori per raggiungere illusori obiettivi di miglioramento delle capacità competitive del mercato nazionale .La realtà è che , a fronte di questi  “contributi “ normativi , oggi oltre il 50%  dei lavoratori attivi  si trova in angosciosa  situazione di precarietà , la disoccupazione ha superato il 12% della popolazione attiva  ed il Paese  vive una drammatica crisi economica e sociale senza che l’ineffabile “ casta “ si ponga il problema  della costruzione di un modello economico e sociale più sostenibile , più equo ,più efficace e più moralmente credibile .Valutiamo l’aspetto della delocalizzazione: è diffusa opinione che le imprese decidano di migrare nei paesi dove i salari sono più bassi di quelli del paese di origine .  Ma l’Italia è il paese , nell’ambito OCSE , che ha dato maggiore accelerazione alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro ed oggi i salari medi sono tra i più bassi in Europa , eppure ben poche imprese straniere pensano ad investire nel nostro paese e la disoccupazione ha raggiunto livelli socialmente insopportabili . Ciononostante , vaste correnti di pensiero affermano la piena sovranità della grande impresa  con capacità di intervento sulle scelte di politica economica ed , in particolare ,di politica del lavoro ; affermano altresì che gli assetti ereditati dal ‘900 sono superati e la legislazione deve promuovere la competizione delle imprese nell’economia globale .  Ma è proprio vero che il nuovo è meglio di ciò che lo ha preceduto ?   La Banca mondiale attesta che nel periodo 1995 /2009  la qualità delle istituzioni italiane (in una scala da 0% a 100% ) va declassata dall’80% al 55%  mentre in Germania la di gran lunga superiore qualità delle istituzioni ha consentito il mantenimento ed incremento dell’occupazione e la tenuta degli investimenti . La paralizzante ,inadeguata ed a volte eccessiva regolamentazione , l’elevato onere burocratico , l’imperante lercio  clientelismo con conseguente assenza di  tutela dei valori meritocratici, l’inquinamento del tessuto produttivo ed ecologico operato dalla malavita , la corruzione e concussione , l’evasione fiscale , l’elevata imposizione fiscale cioè la preoccupante  qualità delle istituzioni del paese ,sono la vera causa  della crisi socio-economica che viviamo. Quali garanzie offre questo paese all’investitore straniero?  Quali le prospettive di ripresa? Peraltro la diffusione  della precarizzazione del rapporto di lavoro diventa condizione permissiva  della mobilità dei capitali ed i bassi salari contribuiscono  sostanzialmente alla caduta della domanda interna , generando la perfida ed insopportabile spirale che va dalla caduta dei salari alla contrazione della domanda di beni di consumo alla ulteriore compressione salariale.  Occorre , dunque , riformare il modello di sviluppo che tenga conto di una migliore equità distributiva e che provveda alla tutela della dignità della  persona dove la revisione del dettato costituzionale  e di quel che resta dello Statuto dei Lavoratori venga avversata con ogni mezzo democratico . Sotto il profilo  etico-morale  e dell’analisi economica , affermare dunque  che i residui diritti  dei lavoratori non sono più riconoscibili a favore  di non sempre lecita   accumulazione dei profitti  è proposizione iniqua ed inaccettabile in un Paese  che pretenda definirsi civile.L’alibi è sempre la depressione; tutti i media affermano che la crisi è grave,ma l’impoverimento non riguarda i ricchi,le loro multinazionali ,i  paradisi fiscali  , i grossi sistemi finanziari ; colpisce bensi’ il popolo e le persone .Eppure la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo “ impone principi che pongono  “la persona “ all’apice dei valori sociali .Eppure la costituzione italiana recita testualmente “  La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto “ nonché “E’ compito della repubblica  rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale  che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini , impediscono il pieno sviluppo della persona umana  ….” ed ancora  “la  libertà dell’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza , alla libertà ,alla dignità umana …” e conferma “ La legge determina i programmi ed i controlli opportuni  perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali…” .Eppure la Comunità  , nel Codice di condotta  delle imprese europee  , statuisce  “….nessuna impresa deve fare profitti derivanti da vantaggi competitivi che emergano dal mancato rispetto dei diritti del lavoro e dei requisiti ambientali e sociali….” .Sembra la fiera dei sogni e cosi’ è stata intesa dal governo del nostro paese che ha compromissoriamente ignorato i fondamentali del nostro sistema legislativo .Se ci fossimo soffermati su queste considerazioni , avremmo capito in che direzione stava girando il mondo economico e finanziario e quanto lo stesso si stava allontanando dalle regole del diritto e dell’economia etica  e dalla realtà sociale , per entrare nel liberismo anarchico senza regole e senza controllo .
Coloro che dovevano evitarci tutto questo ,cioè i nostri politici ed i nostri economisti , invece di allontanare il paese dai rischi gravi che si prospettavano, ci hanno condotto per mano dove ora purtroppo ci troviamo .In questo contesto degradato la “Questione Meridionale” diventa ancor più dolorosa ed insopportabile dove Gramsci osservava che “..la borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento ..” ,individuando nel sud solo un enorme mercato di consumo e di manodopera sottocosto.Ma come la feccia liberal-massonica fu l’artefice dell’aberrante fenomeno che Antonio Ciano definisce “Il massacro del Sud” così anche , in un angoscioso amplesso catoblepistico , l’economia del nord è stata stritolata dal sistema politico massone. Il ricatto ,l’estorsione,la corruzione sono diventati l’emblema di un sistema economico-politico che priva il paese di dignità e futuro. Eppure dal 1861 ad oggi il potere centrale ha stabilmente tutelato e promosso l’ industria del nord ( le grandi concessioni ,gli appalti miliardari erano e sono appannaggio esclusivo degli industriali settentrionali) perpetuando la bieca colonizzazione del sud e massacrando i legittimi interessi delle popolazioni meridionali , cioè confermando con affabulante violenza il rifiuto di qualsivoglia equità distributiva .
Questo meridione , oggi arretrato e povero , presentava –prima dell’invasione barbarica dei massoni – tutti i fermenti della rivoluzione pre-industriale (industrie tessili e metal meccaniche ,fiorente artigianato,zone franche ecc.),era il regno più ricco d’Italia , non conosceva il doloroso processo dell’emigrazione di massa . Non ci sono alibi di sorta  per giustificare il degrado cui è stato condannato , l’annullamento del glorioso humus storico e culturale (Napoli contendeva a Parigi il primato culturale in Europa ), lo svuotamento delle ricche  casse del Regno per colmare i guai ed i debiti del piccolo piemonte savoiardo ,lo smantellamento degli impianti industriali per alimentare la nascente industria del nord (il tutto in nome dell’unità!). Né è elemento esimente delle gravi responsabilità dello Stato il consolidamento del ruolo socio-politico, economico ed ambientale della cd. malavita organizzata , allorquando è storicamente noto che , dal 1861 ai nostri giorni , l’omologazione e l’utilizzo di queste organizzazioni criminali da parte della classe  politica ha consentito il raggiungimento di lerci e beceri obiettivi economici e di conservazione del potere .

Vincenzo Caratozzolo

martedì 27 maggio 2014

Il futuro del meridionalismo





li, 27/05/2014

di Amalia Spanò

Anche questa è fatta. Si sono tenute le Elezioni Europee. Già ma quale Europa sarà? L'antieuropeismo ha dati segnali forti, ma non ha sfondato. Certo un bel 30% del Parlamento Europeo sarà da loro pressocchè occupato, ma il restante 70% se vuole e si organizza può non solo tamponare ma cambiare registro per dare risposte esaurienti alle esigenze in primis dei popoli del Sud Europa. Popoli massacrati dalle politiche d'austerità e lasciati da soli ad affrontare il dramma immigratorio. 
In Italia il populismo grillino, un linguaggio aggressivo, talvolta gratuitamente offensivo oltre il consentito, ha pagato il conto non solo non facendo l'exploit ma regredendo addirittura di alcuni punti percentuali. Il PD di Renzi ha fatto il boom oltre ogni più rosea aspettativa, sommando una serie di ragioni che lo hanno determinato : il rigetto, come detto, al linguaggio dei 5 Stelle, i proponimenti del suo leader che tra promesse in via di realizzazioni o pur solo futuribili da speranze di un minimo di concretezza a un popolo sfiancato, la debacle inevitabile ormai di Berlusconi, la pochezza di altri, e la capacità renziana di farsi accettare da una grande fetta centrista di memoria democristiana e anche centrodestrorsa moderata. 
E il Sud? Silente se non nella voce inossidabile del brigante gaetano e gramsciano Antonio Ciano del Partito del Sud, indipendente nella lista IDV, rediviva e faticosamente tornata a competere grazie all'impegno del suo segretario Ignazio Messina. Abbiamo, noi di Rubriche Meridionali, settimane fa segnalato e sostenuto la coraggiosa candidatura di Ciano, per la stima nei suoi confronti e verso gli amici del Partito del Sud. Poi qualche "aspirante meridionalista" presente altrove e la sguaiata presenza di sudisti sensibili alla pecunia vergognosamente presenti con la Lega, che sia appellata Nord o Sud, o in liste di suoi fuoriusciti, che resta in ogni caso la vergogna più riluttante dello scenario politico della penisola italica. 
Già...ma il futuro per il meridionalismo? Non può che essere nell'ambito progressista, inevitabilmente a sinistra. Lo impone la storia, la lezione e il pensiero di maestri come Gramsci, nostro riferimento e anche del Partito del Sud. Il lavoro dovrà svilupparsi perchè la sinistra prenda coscienza che il meridionalismo e la questione meridionale è nel suo DNA, che affonda le radici proprio agli albori della sua storia prefigurato, analizzato e proposto dai suoi stessi uomini. Si esca dall'equivoco della nostalgia, del neoborbonismo, di cui la stessa sinistra si fa partecipe con superficiali commenti e valutazioni, accomunando spesso tutto il movimentismo che c'è al Sud. Gran parte, ahinoi, è certo in quella spirale spesso poi debordante verso rivendicazioni addirittura vetero monarchiche, velleitarismi indipendentisti e separatisti, derive destrorse, ecc... Ma associazioni come la nostra, altre, il Partito del Sud, tanti singoli senza casa, sono e siamo, fuor d'ogni auto incensamento, sani interpreti di quel meridionalismo autentico che solo una sinistra disattenta e presuntuosa può trascurare.
Chi gli interlocutori? Diversi politici, coscienti e onesti intellettualmente, e chi tra le formazioni politiche saprà aprirsi al dialogo, alla disponibilità, alla riflessione su questa grande storia di dignità, equità e riscatto.

Amalia Spanò
Socio Promotore e Fondatore di Rubriche Meridionali 


lunedì 28 aprile 2014

In memoria di Antonio Gramsci a 77 anni dalla sua morte...




Antonio Gramsci 


Aforismi e Frasi Famose
Politico, Filosofo, Giornalista Italiano
(1891 - 1937)
Segno Zodiacale Acquario


Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
***
Il tempo è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della vita stessa.
***
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
***
L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.
***
Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.
***
La maggior parte degli uomini sono filosofi in quanto operano praticamente e nel loro pratico operare è contenuta implicitamente una concezione del mondo, una filosofia.
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Ogni movimento rivoluzionario è romantico per definizione.
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La verità è sempre rivoluzionaria.
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Quante volte mi sono domandato se legarsi ad una massa era possibile quando non si era mai voluto bene a nessuno.
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In principio era il verbo. No, in principio era il sesso.
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Sono un pessimista a causa dell'intelligenza, ma un ottimista per diritto.
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Il mio atteggiamento deriva dal sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro.
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Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
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Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
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Dato che dobbiamo costruire il Paese, costruiamo repertori, enciclopedie, dizionari.
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venerdì 18 aprile 2014

Con Ciano alle Europee! Comunicato Rubriche Meridionali





19 Marzo 2014


COMUNICATO


Apprendiamo con vivo piacere, condivisione ed interesse, la notizia della candidatura di Antonio Ciano come candidato indipendente del Partito del Sud nella lista IDV Circoscrizione Meridionale per le prossime elezioni Europee!
Antonio Ciano, attualmente Presidente Onorario del Partito del Sud da lui fondato, appartiene a quella genìa di meridionalisti della prim'ora che ha iniziato a risvegliare le coscienze di tanta gente del Sud già dagli anni 60/70 del secolo scorso! Un vero decano, inossidabile e combattivo, ricercatore storico e scrittore di testi come "I Savoia e il massacro del Sud" che hanno costituito assieme ai testi di Alianello e Zitara l'abc per molti meridionalisti dei nostri tempi.
La vicinanza che accomuna la nostra associazione culturale "Rubriche Meridionali" alla linea progressista del Partito del Sud, nel solco dell'insegnamento comunemente condiviso dei grandi padri del meridionalismo come Gramsci e Dorso, non può che caricarci del doveroso supporto da dare per un'ottimo risultato elettorale di Antonio Ciano, perchè diventi il successo di noi tutti e dei nostri ideali!
Viva Ciano, viva il Sud!

Amalia Spanò
a nome dei Soci Promotori e Fondatori di "Rubriche Meridionali" e di tutti i suoi iscritti.