Fonte : Dipinto di Gioacchino Toma
ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA
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lunedì 16 dicembre 2013
giovedì 12 dicembre 2013
Renzi, Grillo e la politica della responsabilità
Giornalista e politologo
Renzi, almeno al parole, segna un cambio di paradigma significativo. Dalla deresponsabilizzazione all'assunzione di responsabilità; dal dare la colpa agli altri al cercare di cambiare le cose in prima persona.
Ovviamente, siamo nella fase delle buone intenzioni e dovremo aspettare per giudicarlo.
Ad oggi, abbiamo una buona segreteria, tendenzialmente di rottura e di qualità. Non mandarini e burocrati, ma gente impegnata nel partito, senza essere partitocrati.
L'aspetto più importante della narrazione di Renzi, soprattutto se e quando diventerà azione, è coinvolgere tutto il paese in una trasformazione necessaria per rimanere o, meglio, tornare a essere, uno dei più grandi paesi del mondo: e farsi invitare nuovamente dal G8. Troppo facile, infatti, accusare, come fanno i Forconi e Grillo, gli altri e la politica, in particolare.
La politica rappresenta certamente un caso eclatante di risorse economiche non adeguatamente ottimizzate e sarebbe ingenuo ritenere che esista una maggioranza, nel ceto politico, realmente disposta a rinunziare a partecipate lottizzate dove piazzare gli amici degli amici.
Basta scoprire il nuovo inganno architettato da alcuni consigli regionali per non diminuire, anzi aumentare, i guadagni dei consiglieri, come denunciato ottimamente da Perotti.
Eppure, se il paese va a rotoli, la colpa non è solo della politica. La colpa è di tutti noi cittadini: di quanti vivono di protezioni e clientele, di furbizie e sotterfugi.
Con Renzi la politica, forse, può cambiare. Ma, mi chiedo: siamo disponibili a cambiare anche noi?
A cambiare noi avvocati che viviamo di contenziosi gonfiati ad arte e che gravano sulla collettività?
A cambiare noi notai, tassisti e farmacisti, che scarichiamo sulla collettività i costi di una corporazione con licenze-ingresso bloccate?
Noi commercialisti che viviamo di rendicontazione di progetti europei che esistono solo sulla carta?
Noi medici che non prescriviamo i generici ma il farmaco di chi ci manda ai convegni a Dubai?
Noi giornalisti che viviamo di finanziamenti pubblici? Noi burocrati che facciamo carriera grazie al sindacato e che difendiamo mille uffici e procedure, i cui costi gravano sulla collettività?
Noi professori che abbiamo fatto aprire università sul pizzo della montagna, solo per piazzare i nostri figliocci?
Noi imprenditori, certamente vessati da uno Stato inefficiente, ma corresponsabili quando paghiamo a nero o facciamo firmare in bianco alle lavoratrici le dimissioni in caso di gravidanza?
Insomma, troppo facile dare le colpe agli altri, quando in Italia una certa mentalità opera dal Nord al Sud e in tutti gli strati sociali. Non a caso Renzi ha puntato il dito su di un certo sindacato e sul sistema delle sovraintendenze che, fra veti e dinieghi, bloccano il paese. Perché il sindacato o la burocrazia siamo noi: è l'Italia. E' la mentalità dei nostri uffici e il sostrato della nostra idea di lavoro.
E il problema non sono i sindacati o gli uffici pubblici in sé, ma quella mentalità opportunistica che spesso ci anima e che ha nutrito quei politici fannulloni a cui ora diamo la colpa, ma a cui precedentemente abbiamo raccomandato i nostri nipoti.
Il meccanismo che innesca Grillo, invece, è l'opposto: mondare dalle proprie colpe e identificare, in modo manicheo, il male negli altri. Come se i grillini appartenessero a un'altra genia e non fossero, come diceva Nietzsche, tutti umani, troppo umani: con vizi e virtù.
Mentre il liberale, kantianamente, sa che l'Uomo è un legno storto e si predispone di buzzo buono per creare un sistema di leggi e regole che disincentivino i comportamenti egoistici, per premiare i meriti.
Per questo, sono d'accordo con Ocone, che al nostro paese serva una rivoluzione liberale, ma che sia gobettiana, a sinistra e non liberista.
Non ci serve uno spostamento a destra o invocare l'egoismo antropologico universale. Ci occorre, invece, un umanesimo della responsabilità; affinché tutti, dai politici agli operai, ragionino in quanto cittadini liberi e non asserviti a convenienze, tessere, parrocchie e caste varie.
Questo significa rottamare chi ha governato e fallito e non mandarlo a svernare a Bruxelles.
Questo significa rottamare se stessi se non si riuscirà nell'iniziativa.
Renzi ne è consapevole?
Alessio Postiglione
Fonte : www.huffingtonpost.com
Alessio Postiglione
Fonte : www.huffingtonpost.com
lunedì 11 novembre 2013
La favola meravigliosamente triste del nostro sindaco De Blasio
11 novembre 2013
La storia del nuovo sindaco di New York, Bill De Blasio, mi riempie d'orgoglio. Come Italiano, come democratico e come meridionale. Bill è un italo-americano che è partito dal basso, da Brooklyn, e ha sempre lottato per i diritti civili; figlio di una emigrante, originaria di un piccolo paesino del Sannio, Sant'Agata de' Goti. La storia della sua famiglia dimostra che, in un un Paese che riconosce i tuoi meriti, non importa da quale profondo Sud o classe sociale o etnia tu provenga, se vali, puoi farcela.
Sono felice e orgoglioso ma anche amareggiato. Amareggiato perché resta il fatto che la madre di De Blasio è dovuta emigrare per cercare fortuna all'estero. Se fosse rimasta in Italia, con tutta probabilità, non avrebbe potuto costruire per Bill un futuro così brillante. Perché, come donna povera del Sud, non avrebbe mai avuto la possibilità di mettere a frutto i talenti del figlio.Bill, nato in Italia, sarebbe stato un disoccupato o tutt'al più un semplice avvocato di qualche cooperativa sociale che opera nel settore dei diritti civili; senza un soldo o in attesa perenne di ricevere quei fondi che, in Italia, nel privato sociale, non arrivano mai.
Bill non appartiene ai circoli che contano: agli amici degli amici, alle lobby, alla "New York bene". Non è parte di quella aristocrazia che in America chiamano Wasp, i bianchi protestanti di origine britannica. Bill ha sposato un'altra attivista dei diritti civili, proveniente da una minoranza ancora più svantaggiata: gli africani-americani. Eppure, insieme, perché valgono, ce l'hanno fatta. Mi amareggia pensare che, in Italia, la moglie di Bill non avrebbe avuto neppure la cittadinanza.
La famiglia De Blasio non sarebbe mai nata e non sarebbero mai nati i figli Dante e Chiara, i veri artefici della campagna elettorale del padre. Dante e Chiara sono i maghi del web che, tramite Facebook e Twitter, hanno conquistato al padre tanti "follower" che sono diventate sonanti preferenze elettorali. Mi domando: quando, anche in Italia, potrà diventare sindaco il figlio di un migrante?
Ecco, mi amareggia che quello che si può fare in America, non lo possano fare, in Italia, neanche gli italiani. Per questo, è tempo di costruire veramente un Paese democratico, plurale e solidale. Un Paese che permetta a tutti di prendere l'ascensore sociale, non importa chi conosci o "a chi appartieni". Un Paese che ti premi per le tue competenze e non per le tue conoscenze. Che tu sia bianco, nero, giallo o terùn. Un Paese che dia la chance a tutti, donne e uomini, ragazzi e ragazze, ma che non si dimentichi degli anziani.Il nostro Bill ancora deve arrivare. Ma il Partito democratico che ho in mente può essere lo strumento per costruire oggi, insieme, questo futuro di opportunità.
Gianni Pittella
Fonte : www.huffingtonpost.it
mercoledì 18 settembre 2013
Quando scendevamo via Posillipo…
di Attilio Stolder
Un giovanotto degli anni 50/60 di media borghesia (quindi di famiglia non necessariamente benestante economicamente, ma solo fortunata a essere napoletana, residente in quella zona e di valori fortunatamente radicati in una sana napoletanità, nella consapevolezza d’esser nati e vivere in luogo baciato dal Signore) di quegli anni, posillipino, nato e cresciuto in quella zona, in un periodo autunnale o meglio post vacanziero, aveva di solito un look consolidato. Un pantalone chiaro da risvolti approssimativi e non definiti – di memoria marinara -, dei mocassini spesso senza calze, un maglione a “V” soffice e leggero, quasi sempre azzurro cielo e una camicia bianca dal collo spianato, aperto. Entrambi, maglione e camicia, tirati su agli avambracci prima dei gomiti. Era un vestire calibrato alla temperatura, perché l’accenno d’autunno era costantemente fresco, ma con un ancora bel sole e la rinuncia alle calze era un voler restare legati all’estate da poco passata, al mare, a qualcosa difficilmente accantonabile. Ora quel periodo dell’anno è un rebus…può essere ancora caldissimo o di poco programmabili giornate quasi fredde. Non era così…poi cambiò come tante cose dagli anni 70/80 in avanti. Se quel giovane era come me, con reminescenze ereditarie normanne (molto presenti al Sud, anche in Sicilia) o, addirittura come nel mio caso, con un papà di lontane origini trentine pur se di famiglia trapiantata a Napoli da prima della tanto deprecata unità….bè allora quel giovane assumeva un aspetto singolare : sorriso aperto, occhio azzurro in perfetto pan dan (si dice così?) col maglione, e capello biondo ondulato, semi lungo, bruciato dal sole e dal mare d’una estate troppo precocemente trascorsa! Riuscite a immaginarlo? E uno così avendo a disposizione quella strada spettacolosa fatta di curve, palazzi e case
meravigliose alla sua sinistra e un panorama mozzafiato alla sua destra con mare, spiaggie, anfratti, giardini che scendevano appunto verso il mare, cosa poteva fare se non godersi una bella passeggiata (di mattina inoltrata o prima dell’imbrunire) scendendo da Posillipo verso Mergellina? Le ragioni potevano essere più d’una : puro “cazzeggio”, recarsi alla suddetta zona di Mergellina per sostare ai famosi chalet per il rituale d’un caffè o aperitivo, o a un Circolo tipo l’omonimo Posillipo, dove incontrare amici, tentare l’ennesimo bagno, e/o allenarsi a qualche sport legato al mare : canottaggio, nuoto, vela, pallanuoto….tutti nella tradizione napoletana, e specificatamente posillipina, ai quali erano (e lo sono ancora in parte) dediti i giovani virgulti là residenti. Pochi pullmann (così si diceva e non bus come oggi), auto manco a parlarne…quasi una rarità, e in compenso qualche lambretta o le prime vespe per i più fortunati.
In assenza di ciò il mezzo più in uso era la “pedicolare”, ovvero scendere a piedi e senza ansie. Sembra, me ne rendo conto, il quadro della bella vita, di chi ha finanze disponibili con faciltà e quindi il tutto troppo nostalgico, irreale e irriguardoso verso i meno abbienti. Ma così non era. Le ansie o le depressioni erano sintomatologie quasi sconosciute; si era ovvio in un’età dove programmare il futuro e il lavoro che avresti dovuto intraprendere, ma un senso d’ottimismo diffuso in quegli anni, il buon umore e il disincanto napoletano e per giunta d’un posillipino t’aiutavano, anzi t’indirizzavano ad esser così : le cose si sarebbero in qualche modo sistemate, vivevi in un bel posto, tutto era in crescita…meglio godersi quei giorni e quei posti! Penne di sicuro di ben altra qualità della mia, come un Raffaele Di Capria, hanno raccontato quei luoghi, quell’umore, la famosa “bella giornata” da lui magistralmente descritta, un dandysmo fatto appunto di quasi zero soldi, ma di propensione a ciò che ho sopra illustrato, pur se con una velata vena amara che solo uno scrittore di così tanto spessore può cogliere e riportare in romanzi come “Ferito a morte”. Ebbene quel mondo non c’è più, non esistono le condizioni sociali perché ci sia, poco è rimasto di quel “tutto” se non il luogo e la sua ancora forte magìa. I nuovi ricchi arroganti e col dio denaro e le “griffe” al primo posto si sono impadroniti del posto. Il ricordo però ci è concesso, e non è solo cruda nostalgia, ma coscienza di valori e approccio alla vita, alle cose, ai luoghi, da memorizzare almeno come insegnamento, riflessione e, rivedute e corrette, possibili e praticabili riproposizioni.
Attilio Stolder
lunedì 9 settembre 2013
Meridionalista, Solidale, e amante della Democrazia, ecco il futuro Presidente e il futuro Sindaco
Riportiamo una riflessione che riteniamo molto valida dei nostri amici del Partito del Sud Puglia coordinati dal giornalista Michele Dell'Edera :
Si parla molto di elezioni nazionali, ma quelle Si SSi parla molto di elezioni nazionali, ma quelle che di certo che di certo si stanno avvicinando per molte cSi parla molto di elezioni nazionali, ma quelle che di certo si stanno avvicinando per molte città e regioni, anche molto importanti, sono le elezioni amministrative.ittà e regioni, anche molto importanti, sono le elezioni amministrative.
Spesso il dibattito politico si perde attorno a questioni di schieramento, a questioni personali, a sterili dibattiti sull’agibilità politica (altro modo di dire inesistente fino a qualche mese fa) di questo o di quel personaggio politico.
La politica nazionale, quando va bene, si perde dietro a questioni macroeconomiche e di economia europea o planetaria, mentre le risposte rispetto ai problemi concreti del Paese e, a maggior ragione del Sud, restano lettera morta.
La disoccupazione giovanile e la perdita del lavoro di intere generazioni di italiani del sud, la mancanza di infrastrutture e di servizi di trasporto, un diverso trattamento nel sistema assicurativo rispetto al resto del paese e nel credito alle imprese e alle famiglie, un capacità produttiva del mezzogiorno che si assottiglia ogni giorno di più, le istituzioni che non riescono a difendere, anche qui nella migliore delle ipotesi, i cittadini dall’aggressione della criminalità organizzata, il ricatto lavoro o salute, la connivenza tra le mafie locali e alcune aziende (in maggioranza del nord) per lo sversamento di rifiuti di ogni genere, la mancanza di tutela dell’ambiente, i cittadini considerati meno di sudditi, una terra, come il sud, strategica non considerata nelle mappe dello sviluppo nazionale ed europeo, nessuna ipotesi di sviluppo verso il mediterraneo, un’informazione che continua a dipingere il sud come il peso senza il quale la nazione risorgerebbe, questi e tanti altri temi ci portano a pensare che il Sud, le sue città, le sue regioni hanno bisogno di una svolta.
Questa svolta deve nascere dal basso, da una nuova generazione di Sindaci e di Presidenti di Regione, consapevoli che il Sud ha bisogno, pur nelle diversità, di una politica comune pensata per questi territori e soprattutto di un impegno personale e politico diverso.
Immaginiamo che il prossimo Presidente di Regione, o Sindaco delle nostre città, debba essere innanzitutto “meridionalista”, convinto che il futuro dell’intero paese si costruisca partendo dalla propria terra, facendo ripartire il sud, sostenendo il nostro tessuto produttivo e promuovendo la spinta propulsiva delle nuove generazioni, facendo sistema a sud e lottando in tutte le sedi istituzionali per questo.
Debba essere solidale, ricordare le origini dei popoli del sud nati da un crogiuolo di popoli giunti da tutto il Mediterraneo e perfettamente amalgamatisi e, proprio per questo, essere sempre pronto all’accoglienza perché consapevole della propria identità e della propria storia di meridionale.
Debba essere amante della Democrazia e rispettoso di una Costituzione non ancora del tutto applicata specialmente nella parte relativa ai diritti di tutti i cittadini italiani ovunque essi risiedano e a prescindere da dove risiedano…
I prossimi sindaci e i prossimi presidenti di regione dovranno essere uomini e donne che amano questo sud e pronti per esso a lavorare e ad agire insieme.
Dovranno essere convinti che tutto questo si può fare… perché si può fare !
Il Partito del Sud appoggerà questi sindaci e presidenti sapendo che questa nuova generazione di amministrazioni del sud non potrà essere né alleati di chi e con chi ha voluto il male del sud (leggasi Lega Nord), né collegati con altri partiti collegati in qualche modo con loro a livello nazionale.
Il Partito del Sud sarà presente alle prossime elezioni amministrative.
Fonte : Partito del Sud Puglia
Fonte : Partito del Sud Puglia
venerdì 26 luglio 2013
Rubriche Meridionali ha aderito a SUD PROJECT CAMP
Ecco cos'è Sud Project Camp....
Sud Project Camp, laboratorio aperto nelle piazze del Sud !
GIU 23
Pubblicato da sudprojectcamp
sudprojectcampIl Sud ha bisogno di una coscienza comune, di condividere idee, esperienze e progetti. L’idea di Sud Project Camp è proprio fare questo: far incontrare gli uomini e le donne, i giovani del Sud di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali e creare “un luogo” dove poter: incontrarsi, conoscersi e condividere esperienze.
Siamo convinti che il Sud abbia tante risorse, è giunto il momento di metterle in comune, nasce:
SUD PROJECT CAMP
Laboratorio aperto nelle piazze del Sud !
La costruzione di una coscienza condivisa meridionale, la raccolta di idee e progetti per lo sviluppo del sud, la creazione di una classe dirigente dal basso che possa essere da stimolo e da supporto a tutto ciò che si vorrà mettere in campo per il sud, è questo, e non solo questo, quello che vogliamo fare con il progetto.
L’idea è nata durante i lavori dell’ultimo congresso del Partito del Sud, sarà promossa e gestita dall’associazione di promozione sociale “Stamperia della Società dei Foglianti”, ma è aperta a quanti, singoli cittadini, associazioni, gruppi di opinione, gruppi spontanei, consorzi di produttori e imprenditori, operai, giovani e meno giovani, vogliano creare un unico cartello di incontri da svolgersi su tutto il territorio nazionale.
Il Sud Project Camp sarà realizzato secondo una formula leggera e giovane di incontri, in grado di coinvolgere quante più persone è possibile in ciascuna sua “tappa”.
Le singole tappe del Sud Project Camp si svolgeranno attorno a uno o più temi principali attorno ai quali si stimolerà e favorirà il dibattito, il confronto, la nascita di nuove idee.
Proprio per favorire la nascita di nuove idee o per favorire la conoscenza e la diffusione di quelle idee già nate, in ciascun evento, gli eventi più grandi e strutturati, vedranno la presenza di diversi piccoli workshop o “luoghi delle idee” collaterali dove si discuterà in piccoli gruppi.
Il Sud Projetc Camp avrà una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di scommettere sul Sud, avrà degli spazi dedicati all’editoria meridionale, altri dedicati al “compra sud”, altri ancora all’offerta formativa da e per il sud.
Non sarà dimenticato il lavoro, come non sarà dimenticato il rispetto della salute e dell’ambiente, sarà dato spazio alla capacità di autoccupazione e valore a tutte quelle idee che diventano impresa, attività economica e sociale.
Uno spazio contro ogni possibile infiltrazione mafiosa e contro tutte le forme di delinquenza palese ed occulta.
Ogni anno il Sud Project Camp si concluderà con un evento finale “nazionale” che si terrà in una delle città capoluogo di una regione del Sud.
Per chi fosse interessato: sudprojectcamp@gmail.com
Per chi vuole seguire il progetto, appuntamenti e iniziative : http://sudprojectcamp.wordpress.com – a brevissimo http://www.sudprojectcamp.it
Fonte : sudprojectcamp.it
lunedì 1 luglio 2013
L'APPELLO DI PADRE PATRICIELLO
Scrivete al ministro Lorenzin. Scrivete tutti. Medici e genitori dei bambini morti di cancro e leucemia. Figli che troppo presto hanno dovuto piangere i loro genitori. Vi prego però di non offendere, non serve a niente. Stiamo solo chiedendo i nostri diritti. I diritti che ogni italiano, compreso lei, ha dalla Costituzione. Lei faccia solo il suo dovere. Senza negligenze e senza ipocrisia. E' un ministro della nostra Repubblica. Dunque al servizio del popolo sovrano. Noi attendiamo ancora una sua risposta.
Padre Maurizio PATRICIELLO
Fonte : Padre Maurizio Patriciello
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