ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA

Critica - Analisi - Riflessioni - Editoria - Proposte - Politica

venerdì 18 aprile 2014

Con Ciano alle Europee! Comunicato Rubriche Meridionali





19 Marzo 2014


COMUNICATO


Apprendiamo con vivo piacere, condivisione ed interesse, la notizia della candidatura di Antonio Ciano come candidato indipendente del Partito del Sud nella lista IDV Circoscrizione Meridionale per le prossime elezioni Europee!
Antonio Ciano, attualmente Presidente Onorario del Partito del Sud da lui fondato, appartiene a quella genìa di meridionalisti della prim'ora che ha iniziato a risvegliare le coscienze di tanta gente del Sud già dagli anni 60/70 del secolo scorso! Un vero decano, inossidabile e combattivo, ricercatore storico e scrittore di testi come "I Savoia e il massacro del Sud" che hanno costituito assieme ai testi di Alianello e Zitara l'abc per molti meridionalisti dei nostri tempi.
La vicinanza che accomuna la nostra associazione culturale "Rubriche Meridionali" alla linea progressista del Partito del Sud, nel solco dell'insegnamento comunemente condiviso dei grandi padri del meridionalismo come Gramsci e Dorso, non può che caricarci del doveroso supporto da dare per un'ottimo risultato elettorale di Antonio Ciano, perchè diventi il successo di noi tutti e dei nostri ideali!
Viva Ciano, viva il Sud!

Amalia Spanò
a nome dei Soci Promotori e Fondatori di "Rubriche Meridionali" e di tutti i suoi iscritti.

venerdì 28 marzo 2014

La pietra d'inciampo




di Bruno Pappalardo

Oggi il 70esimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine.
L’autore, il boia fu , Erich Priebke ( morto lo scorso ottobre) 
La rappresaglia avvenne dopo l'assalto partigiano di via Rasella, a Roma, dove morirono 33 soldati tedeschi del battaglione Bozen.
In giornata giunse, dal comando germanico, l’ordine: “…per ogni tedesco morto in via Rasella, bisognava fucilare 10 comunisti badogliani”. 

Per i 33 soldati morti bisognava trovare 330 comunisti, beh, un terribile atto contro la popolazione civile. Dove avrebbero trovato 330 partigiani comunisti e perfino badogliani?
S’auguravano forse che si fossero presentati al Comando delle Gestapo, e, poi alle “SS”, i responsabili? Non esistevano trecento comunisti neppure in clandestinità.
La rappresaglia, per quanto terribile, impietosa e crudele, conserva sempre la fredda consapevolezza di colpire primariamente gente innocenti come per le Fosse Ardeatine.
Il paragone col massacro di Pondelandolfo, consumato il 14 Agosto del 1861 contro la popolazione civile è automatico. Fu più o meno la stessa storia! 
Altri partigiani filoborbonici o anche detti generalmente briganti, comandati dal cerretese Cosimo Giordano catturarono 40 soldati piemontesi che fucilarono. Gesto brutale ma s’era in guerra e si faceva ”resistenza”.
La differenza con i tedeschi è che questi erano in Italia per un incomprensibile accordo con lo Stato italiano trattato con Benito Mussolini.
Ma il tenersi acquattati nei boschi intorno Pontelandolfo, di quest’altri, bersaglieri e soldati di Cialdini, ebbene, perché se nessuno li aveva chiamati. 
Secondo il regolamento militare, in stato di guerra, è ammesso la rappresaglia! A Pontelandolfo furono un migliaia gli innocenti che dovettero morire per superare perfino i tedeschi nella fredda proporzione
Tra l’ordine di Cialdini: “di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra.” (Cialdini al colonnello Negri ) e la risposta: “Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casaduni. Essi bruciano ancora”(Eleonoro Negri) e quella tedesca non c’è molto differenza.
“il comando germanico ha, perciò, ordinato che, per ogni tedesco ucciso, dieci criminali comunisti badogliani siano fucilati. Quest'ordine è già stato eseguito, 25 marzo 1944”
Ogni guerra appare, per scelleratezza, uguale a quella precedente che aumenta relativamente al grado superiore di umanità e civiltà. Dunque bene non farsi troppe illusioni, ... ma qualcosa potrebbe cambiare!
Ora il tedesco Gunter Demnig , in memoria dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti, negli anni ’90 del secolo passato, s’inventa la “Pietra d’Inciampo” che consiste da una semplice targhetta in ottone, grossa come un sampietrino da affiggere sull’ingresso dei palazzi dei superstiti delle deportazioni. Suscitò inizialmente tanta ammirazione ma, poi, col tempo, la pietra incominciò ad infastidire!
Le controversie nascevano dal fatto che la gente (ancora oggi è così) probabilmente vuole allontanare il dolore da se e non accetta atti di fredda brutalità che, forse, in passato hanno anche nascostamente condiviso.
Quella pietra è la metafora di un invito alla riflessione. 
Quella pietra è diventata il simulacro dell’animo di uomini e donne che non vogliono sapere, non vogliono veramente ricordare, non vogliono vedere l’ impietosa realtà dei fatti, i più atroci. Essa è una chiara dichiarazione di inumanità, tanto semplice da condannare e voglia di eliminare ma colpevolmente e paradossalmente aumenta in maniera inversamente proporzionale alla volontà di annientarla. E’ una domanda alla propria anima che interrogata non sa darsi alcuna vera risposta. 
Fissiamo le nostre pietre per ogni morto caduto sul selciato, per ogni pensionato morto solo, per ogni lettiga consunta e lasciata nel corridoio affollato dell’ospedale. Per ogni martire di questa società infame.
Fissiamo una “Pietra” davanti al legittimo Tribunale che dovrà/ebbe condannare i responsabili dei morti leucemici per rifiuti tossici caduti dall’alto. Sul marciapiede davanti casa degli ignobili colpevoli.

Bruno Pappalardo





venerdì 14 marzo 2014

Domani Sabato 15/03/2014 a Napoli Conferenza Stampa congiunta Michele Emiliano/Partito del Sud





A poca distanza dal precedente evento di Bari, gli amici del Partito del Sud si fanno portatori nell'area progressista del vero meridionalismo, che attinge questo termine coniato sul pensiero dei suoi padri come Gramsci, Dorso, Salvemini,  di un altro evento d'estrema importanza : una Conferenza Stampa a Napoli - la capitale del Sud - di Michele Emiliano ed il Partito del Sud.
Il tema verterà sulle sorti del Sud in Europa, anche alla luce della candidatura alle Elezioni Europee di Michele Emiliano.
Rinnoviamo gli auguri al Partito del Sud, sempre più portatore in campo politico del pensiero che li accomuna alla nostra Associazione Culturale.

I Soci Fondatori e Promotori di Rubriche Meridionali


Invito Stampa

Sabato 15 marzo alle ore 11,30 presso l’ Hotel Palazzo Alabardieri, in via Alabardieri, 38 a Napoli si terrà la conferenza stampa dal titolo: “Il ruolo del Sud quale volano di sviluppo per l’Europa "

Alla Conferenza stampa parteciperanno il Sindaco di Bari Michele Emiliano , capolista alle Europee per la circoscrizione Meridionale del Partito Democratico, e il Presidente Nazionale del Partito del Sud Natale Cuccurese. 

Durante la conferenza stampa sarà spiegato come si potrà dare nuovo slancio e un ruolo importante a tutte le regioni del Sud Italia in Europa e come, lo stesso Meridione, potrà svolgere un ruolo strategico e trainante nel Mediterraneo utile all’Italia e a tutto il Vecchio Continente per uscire dall’attuale crisi.

Sarà illustrato inoltre come questa attività vedrà svilupparsi, all’interno del fronte progressista, una forte sinergia e collaborazione tra il Partito del Sud e Michele Emiliano, Sindaco tra i più amati d’Italia, grande sostenitore della legalità, convinto meridionalista.
In conferenza stampa dopo gli interventi  del Sindaco di Bari Michele Emilianoedel Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese i colleghi della stampa, se lo riterranno, potranno rivolgere ai convenuti delle domande.

Sarà consegnata Cartella Stampa con relativo comunicato stampa.
E’ gradita la presenza.

Per ulteriori info e logistica telefonare a :
Emiddio de Franciscis di Casanova:  335 6667952 Coordinatore Regionale Campania Partito del Sud)

Andrea Balìa 335 437136 (Vice Presidente Nazionale Partito del Sud)

mercoledì 12 febbraio 2014

Bari 15 febbraio il Partito del Sud, insieme ai Sindaci Emiliano e De Magistris, presenta il libro bianco: “Con il Sud si Riparte! - Idee, progetti, programmi, per il rilancio del Paese”.


Segnaliamo questo importante convegno, che sarà preceduto da una Conferenza Stampa, degli amici del Partito del Sud.
Il fatto che tra i relatori vi saranno sia Emiliano che de Magistris (i due sindaci più in vista del Sud, ed entrambi - otre che progressisti - con spiccate propensioni ad un meridionalismo vero che si rifà ai grandi padri di questo pensiero come Gramsci e Dorso) rende l'evento di un spessore notevole e di ottimi auspici. Formuliamo i migliori auguri per una ottima partecipazione e una eccellente riuscita come nei desideri degli organizzatori e di noi tutti.

I Soci Fondatori di Rubriche Meridionali



ll prossimo 15 febbraio a Bari, a Palazzo di Città nella sala consiliare, alle ore 17,00 il Partito del Sud presenta il libro bianco:

“Con il Sud si Riparte! - Idee, progetti, programmi, per il rilancio del Paese”.

Al dibattito parteciperanno:

Michele Emiliano Sindaco del Comune di Bari;
Luigi de Magistris Sindaco del Comune di Napoli;
Natale Cuccurese Presidente nazionale Partito del Sud;
Michele Dell'Edera Presidente dell’associazione di valorizzazione del territorio e delle peculiarità del mezzogiorno Sud Project Camp.
Rossella Macchiarola Responsabile regionale donne dell’Italia dei Valori
Valeria Romanelli Assessore all’Ambiente e alle Politiche Giovanili delComune di Novi Velia (SA);
Antonio Russo, Consigliere di Presidenza nazionale delle ACLI con delega alla Coesione territoriale ;

Moderatore sarà Giovanni Cutolo, presidente della Fondazione A.D.I. collezione Compasso D’Oro.

Con la presentazione di questo libro bianco si punta a stimolare l’impegno di uomini, donne, cittadini, giovani, associazioni, mondo del lavoro e di tutti coloro hanno a cuore questa terra a dare le gambe a un progetto che veda il Sud motore di questo nostro Paese.
Per decenni e fino ai giorni nostri, si sono sempre pensate politiche per il Sud emai politiche da Sud, c’è sempre stato qualcun altro a indicare la ricetta e mai un progetto ideato, promosso e realizzato da Sud. Il Sud è sempre stato visto come incapace di pensare e di progettarsi, si è sempre pensato che avesse bisogno di qualcuno che creasse meccanismi utili a “sfamarlo”, ma mai si è pensato di lavorare per metterlo nelle condizioni di equipararsi e competere con il resto del Paese.

E il Sud in tutto questo si è adagiato, si è quasi convinto di non essere, per DNA,in grado di competere con il Paese e in Europa.

La storia, la cultura, le economie, le enormi ricchezze di diverso genere di cui il sud dispone fanno pensare che non sia così.

E’ anzi da qui, dal cuore del Mediterraneo che si riparte.

Fonte : www.partitodelsud,blogspot.com


lunedì 3 febbraio 2014

Grillo il mercantilista, a caccia dei voti della Lega




  Alessio Postiglione
Giornalista e politologo


Il M5S ci Lega. L'ultimo Vaffa-day dimostra che Grillo e Casaleggio stanno puntando anche a quel bacino elettorale che fino a poco tempo fa votava per il Carroccio.
Con la proposta dei dazi, lanciata a Genova, l'obiettivo è vellicare quel popolo delle partite Iva, quel capitalismo molecolare, spaventato dai grandi processi di globalizzazione, e da proteggere con sovranismo monetario, con il ritorno a una moneta debole e con il neoprotezionismo. Per conquistare quella fetta di elettorato che in passato si è affidato alle suggestioni di Miglio e Bossi.
Ma l'offerta grillina è ancora più allettante. Perché capace di stuzzicare anche quella sinistra anticapitalista che, orfana delle varie rifondazioni comuniste, si inebria con i teorici della decrescita felice e gongola per gli attacchi pentastellati alle oligarchie finanziarie targateBce.
Il partito di Bossi, infatti, era riuscito anche a farsi scegliere da quel proletariato che fino ad allora aveva votato a sinistra. Conquistò, cioè, il voto di chi più degli altri pagava i costi sociali della globalizzazione degli anni Novanta.
Eppure il Carroccio era e restava un partito di destra. Dunque, la sua capacità di erodere il consenso della sinistra doveva forzatamente fermarsi a un certo punto.
Il M5S, invece, riesce con più intelligenza a velare la sua natura reazionaria nascondendosi dietro la foglia di fico del modernismo web e delle nuove tecnologie. Per questo, convince sempre più elettori di non essere "né di destra né di sinistra", come ripete compulsivamente Beppe Grillo. Una scelta buona per tutti: per l'ex balilla come per il geek informatico con il poster di Che Guevara in cameretta.
Partiamo da questo assunto. Chi dice di non essere né di destra né di sinistra è sempre di destra, e pure estrema. Si tratta di un motto coniato dal collaborazionista filonazista Jacques Doriot e, in effetti, per capire la capacità di una certa destra di mobilitare sia i ceti medi impauriti dalla globalizzazione che gli strati popolari, bisogna tornare proprio a quei movimenti fascistoidi della Terza Repubblica francese.
Allorquando si forma ciò che Zeev Sternhell chiama "destra radicale": quel mix di difesa patologica della nazione da non ben precisate minacce esterne, rifiuto del parlamentarismo e pianificazione socialisteggiante dell'economia, che prenderà la forma di planismo e corporativismo. Si tratta di quell'humus culturale che ci rivela perché Mussolini fosse un ex socialista e che oggi si declina, nel grillismo, nelle ossessioni per la concorrenza sleale dei cinesi, vero cavallo di battaglia leghista, e per l'influenza della finanza senza volto sulla Bce.
Insomma, gli estremi si toccano, e questo bagaglio populistico permette a Grillo di acchiappare i voti a destra e manca. La retorica anti-finanziaria e delle cospirazioniTrilateral e Bildenberg funziona, e molti elettori perdonano al M5S anche le posizioni apertamente razziste e anti-migranti.
Mentre la Lega rappresentava la destra radicale tradizionalista, quella che sognava una Padania ancestrale e celtica di biondi Odino che si mondavano nelle acque rituali del Po, il M5S si richiama a una destra futurista: ora, il moderno è declinato attraverso il primato della Rete. E, proprio come la destra futurista italiana, Grillo riesce ad avere successo fra molte persone provenienti dalla sinistra radicale.
Ora, legittimamente, un elettorale di sinistra, operaio o piccolo imprenditore, potrebbe chiedermi: al di là delle etichette, l'unico che mi difende dal mercato è Grillo; perché dovrei votare per una sinistra europeista che favorisce processi di globalizzazione di cui io pago i costi sociali?
La risposta è proprio nella boutade dei dazi che Grillo ci offerto in occasione del VDay.
Uno stato corporativista e protezionista senza sindacati - perché, ricordiamocelo, Grillo vuole abolire anche i sindacati -, risolve la crisi del liberalismo e del mercato unico europeo "da destra".

Proprio attraverso la compressione dei diritti di quei lavoratori che vorrebbe rappresentare e unificando Stato e mercato in un apparato che, invece di mediare fra gli interessi, fa gli interessi di un ceto imprenditoriale decotto, che sarebbe spazzato via dall'innovazione se non non fosse protetto dal mercantilismo. E' questa la rivoluzione che sognano i pentastellati?

Fonte : http://www.huffingtonpost.it

domenica 26 gennaio 2014

Che malacreanza!


di Angelo D’Ambra

Il PIL procapite degli ultimi dieci anni al Nord è quasi il doppio di quello del Sud con Campania, Sicilia e Calabria sotto la media del Mezzogiorno stesso 1.
Il Nord continua ad accumulare ricchezza e ciò non ci stupisce. Se è ovvio che l’industrializzazione non possa interessare al contempo tutte le aree di un territorio, è altresì vero che lo sviluppo è sempre di carattere cumulativo cioè che le regioni industrializzate attraggono forza lavoro e capitale da quelle non industrializzate. Non è vero, asseriamo, che l’industrializzazione ad un certo punto si diffonda ad effetto riverbero dove i salari sono più bassi fino a riequilibrare i rapporti regionali.
In centocinquanta anni il reddito procapite in Italia è aumentato di 13 volte. Al Sud l’aumento è stato di 9 volte rispetto al 1861, al Nord di 15 volte. Il dato per essere compreso a fondo necessita però di una precisazione: le due parti del Paese partivano da condizioni economiche analoghe. Ancora nel 1891 il prodotto procapite della Campania era superiore a quello del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia e appena inferiore a quello della Lombardia e della Liguria. Discorso identico per la Puglia, mentre Calabria e Abruzzi risultano in effetti al disotto della media nazionale raggiunta invece da Sicilia e Basilicata2. Ciò si rifletteva del resto nella “superiorità numerica dell’emigrazione settentrionale”3.
Il primato del Nord divenne netto nel 1911, anno in cui solo la Campania ha un prodotto procapite prossimo a quello medio italiano. Questo divario nasce proprio come conseguenza della riallocazione dei fattori di produzione, di manifatture e attività commerciali determinata dalla spesa pubblica concentrata al Nord 4, dal corso forzoso dei biglietti della Banca Nazionale e dalla politica protezionistica inaugurata coi governi Depretis 5.
In tutti i Paesi dell’OCSE coi divari regionali più ampi (ovvero Messico, Turchia, Italia, Belgio, Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria) la struttura capitalistica nazionale si concentra sulla polarizzazione della distribuzione del reddito procapite nella regione più ricca. La cosa che sorprende è che in Italia il divario tra le due aree Nord e Sud è il doppio rispetto ai divari interni di Germania, Spagna, Giappone e Regno unito che sono a noi simili per livello medio di Pil procapite6. L’essenza del capitalismo italiano si fonda cioè interamente su la robustezza del divario regionale, in altri termini sulla spoliazione del Sud come logica di mercato. Che malacreanza!

Fonte : www.eleaml.org

martedì 17 dicembre 2013

“Io non sono povero, sono sobrio. Quindi felice”


La sobrietà è merce rara, soprattutto nei politici e negli uomini di governo. L’ex tupamaro Josè Alberto Mujica Cordano, per tutti oggi Pepe Mujica, ci tiene a sottolinearlo: “Io non sono povero, sono sobrio”. E lui, oggi, è il presidente dell’Uruguay.

Mujica è un lucidissimo ottantenne che è stato eletto Presidente dell’Uruguay e che ha rinunciato agli appannaggi del suo status vivendo con cinquecento dollari o giù di lì in una casetta di due stanze; si sposta con un vecchio Maggiolino Volkswagen. Quando parla all’ONU o nei congressi internazionali, senza nessuna enfasi ma con un vigore che ammutolisce l’uditorio, ripete instancabile cose già note ma dando alla sua voce una vibrazione profetica: anno dopo anno stiamo intaccando, divorando il futuro delle giovani generazioni, le pubblicità di tutto il mondo reclamizzano stili di vita che ci porteranno al disastro inevitabile. Stili di vita che già ora, ove potessero imporsi globalmente, presupporrebbero non un solo pianeta ma tre! E dunque il modello propagandato, agognato è di una colossale falsità, un imbroglio planetario. Gli altri capi di Stato non fiatano quando don Pepe si rivolge a loro. Soffrono e non vedono l’ora di ritornare alle loro alchimie, alle convergenze parallele….
Ma puntualmente, cioè al convegno successivo, Mujica scompagina quei loro discorsi, ridicolizza cifre utopiche spacciate come verità sacrosante, ma il tutto con toni dimessi, senza astio.
Ha detto nei suoi discorsi più famosi, primo fra tutti quello davanti alla platea dell'Onu: “Si parla di sviluppo sostenibile, ma che cosa ci frulla in testa? Il modello di sviluppo e di consumo è quello attuale delle società ricche? Di nuovo mi sono chiesto cosa succederebbe a questo pianeta se gli indiani avessero lo stesso numero di auto per famiglia che hanno i tedeschi. Quanto ossigeno ci resterebbe da respirare? Il mondo ha forse oggi risorse sufficienti per far sì che 7-8 miliardi di persone possano avere lo stesso livello di consumo e spreco che hanno le più opulente società occidentali? O dovremo forse fare un altro tipo di ragionamento? Abbiamo creato una civiltà figlia del mercato, della concorrenza che ha portato a un progresso materiale esplosivo. Siamo in una società di mercato e questo ci ha portato alla globalizzazione cui assistiamo. Ma noi stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione a governarci? E’ possibile parlare di solidarietà in una società basata sulla concorrenza spietata? Fin dove arriva la nostra fratellanza? La sfida che abbiamo davanti è grandissima, colossale, e la grande crisi non è ecologica, è politica. L’essere umano non governa oggi; sono le forze che l’uomo ha scatenato a governarlo. Non veniamo al mondo per svilupparci in termini generali; veniamo al mondo per cercare di essere felici, perché la vita è breve e ci sfugge. E nessun bene vale quanto la vita, è elementare. Ma se consumo la mia vita lavorando senza sosta per consumare sempre di più, aggredisco il pianeta e per mantenere quel consumo dovrò produrre sempre di più cose che durano sempre meno”. “Siamo in un circolo vizioso, ci sentiamo costretti a mantenere una civiltà usa e getta. Questi sono problemi di carattere politico e ci stanno dicendo che bisogna iniziare a lottare per un’altra cultura”.
Mujica profeta, dunque, ma anche leader, più di moltissimi altri.
Ultima sua mossa, ai primi di dicembre, quella di spiazzare i cartelli della droga legalizzando e nazionalizzando in Uruguay la coltivazione e la vendita della marjuana. Qualcosa di eclatante che forse può rinvigorire altre e decisive azioni volte a erodere il mito perverso del consumo senza freni e l’utilizzo senza limiti delle sempre più scarse riserve del pianeta.
L’Uruguay non è certo l’America, ha tre milioni di abitanti, è uno dei paesi sud americani con storie di dittature, di persecuzioni. E prima ancora una storia ancor più tragica, quella della colonizzazione ispanica, di vessazioni, di massacri. Una piccola nazione, dunque, ma ciò che sta facendo Mujica è grande, così grande e potente che i media convenzionali ne parlano pochissimo, perché questo agire fa tremare certuni nelle altissime sfere.
Pepe Mujica era, da giovane, un convinto oppositore della dittatura; si era convertito ai tupamaros, il movimento armato che si rifaceva al leggendario Tupac Amaru, un cacique che aveva capeggiato una lunga e sanguinosa contro i conquistadores spagnoli. Mujica ha pagato, assieme a molti compagni, la sua ribellione con quattordici anni di carcere e torture.
Oggi Il suo vivere spartanamente da presidente della sua nazione gli appare cosa scontata: “Yo no soy pobre, Yo soy sobrio” usa dire d’abitudine. Una formidabile coerenza con lo stato del mondo costituito più di poveri che di ricchi. I fasti della sua carica altrove dispiegati (basti pensare all’enormità delle spese per la presidenza della Repubblica che Napolitano si ostina a voler mantenere) Mujica li ritiene un semplice e incongruo retaggio del Medio Evo. Filosofo di formazione, cita volentieri Seneca, Diogene…Diogene già, colui che ricevette Alessandro Magno e i suoi dignitari sulla soglia del suo poverissimo ricovero, pare fosse una botte. Alessandro che gli veniva promettendo tutto e di più, una personalità così grande. Al gentile rifiuto di Diogene sul presupposto che nessuno fa niente per niente, per cui lui non si sarebbe più sentito libero, Alessandro deluso rispose:
- Ma allora non possiamo proprio fare niente per te…..
- Certamente Alessandro, ero qui seduto al sole per scaldarmi un poco dal freddo della notte, basta che vi facciate un poco più in là…


Fonte : www.ilcambiamento.it