ASSOCIAZIONE CULTURALE MERIDIONALISTA - PROGRESSISTA

Critica - Analisi - Riflessioni - Editoria - Proposte - Politica

venerdì 27 marzo 2015

Giovanni Cutolo su Silvio Gesell...



di Giovanni Cutolo

SILVIO GESELL (Sankt Vith, 17 marzo 1862 – Oranienburg, 11 marzo 1930) è stato un mercante, economista e anarchico tedesco, fondatore della Freiwirtschaft.

Sebbene non fosse marxista, nel 1919 Ernst Niekisch e l'anarchico Gustav Landauer lo chiamarono a prendere parte alla Repubblica dei Consigli Bavarese, offrendogli dapprima un posto in una "commissione", ma in seguito quello di "rappresentante del popolo (Ministro) per le Finanze". Gesell scelse come suoi collaboratori il matematico svizzero Theophil Christen e l'economista Ernst Polenske e prontamente redasse una legge per la creazione di Libere corporazioni. Il suo mandato durò però solo 7 giorni perché - similmente a quanto avvenuto a Berlino contro Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht - il governo mandò i Corpi Franchi (reparti armati generalmente formati da ex-combattenti, ma in cui non mancavano neanche i delinquenti comuni) a stroncare sanguinosamente la neonata Repubblica, considerandola sovietica. Landauer fu ucciso (come la Luxenburg e Liebknecht), ma Gesell fu solo imprigionato per diversi mesi con l'accusa di alto tradimento, salvo poi essere assolto dal tribunale di Monaco di Baviera. 

Gesell si era arricchito durante la depressione economica argentina, accumulando una discreta fortuna; ricevette anche parecchio sostegno economico da donatori privati, ad esempio Paul Klemm, uno dei romeni più ricchi del suo tempo. Questo gli permise di concentrarsi sui suoi studi economici senza doversi preoccupare delle questioni finanziarie. Battezzò la propria teoria L'ordine economico naturale (1916), ma poi - nella prefazione all'edizione del 1919 - evidenziò che, non esistendo sistemi economici naturali, quel "naturale" andava inteso come "a misura d'uomo".

Secondo Gesell, quando Marx parla di plusvalore lo fa superficialmente sottovalutando i risvolti effettivi. Guardandolo sotto un diverso punto di vista lo si può vedere così: il plusvalore accumulato dal capitalista è intrinsecamente finalizzato al caso di necessità, ovvero al caso di investimenti da fare o di danni da riparare. Solo quando ciò non si verifichi (e quindi il capitalista in questione si dimostri un buon amministratore) allora potrà permettersi di attingere al capitale immagazzinato. Dopotutto non potrebbe obiettivamente cedere il plusvalore ai dipendenti confidando in una improbabile restituzione in caso di necessità aziendale. È quindi un fattore irrinunciabile.

Gesell si considerava un cittadino del mondo e adorava la Terra, che chiamava familiarmente "la nostra zuppiera", in quanto solo da essa si ottengono tutti i nostri cibi e che pertanto dovrebbe appartenere a tutti gli uomini, indipendentemente dal sesso, dalla classe sociale, dalle condizioni economiche, dalle appartenenze religiose e dall'età. Gesell condivideva la proposta marxista relativa all'eliminazione della proprietà privata della terra, ma ne contestava la statalizzazione; contrario al kolkhoz ed alla conduzione comunitaria - suggeriva la successiva concessione onerosa della terra a privati (diritto di superficie), in modo da ripristinare completamente la precedente macchina produttiva libertaria, ma con reddito agrario comunizzato e che quindi poteva essere portato o in diminuzione delle tasse o preferibilmente a creazione degli assegni familiari (che allora non esistevano).

Gesell  incomincia a chiedersi se ci sia modo di azzerare il Saggio d'Interesse. Usufruendo anche delle esperienze proudhoniane e dopo aver notato che l'insolito e imprevisto "potere straordinario" del denaro gli proviene dal fatto di essere praticamente l'unica "merce indeperibile", comincia a pensare ad un Freigeld (denaro libero). Effettivamente, finché il denaro non si "squaglia", nulla obbliga il suo possessore a farlo affluire sul mercato finanziario o a comprare (almeno finché non si ritrovi in condizioni di necessità); e ciò rappresenta la spaventosa forza di cui egli usufruisce per procacciarsi il Premio di Liquidità e conseguentemente tutti gli altri profitti di capitale.

Fatta questa diagnosi, individuato il tumore, Gesell procede rapidamente ad asportarlo, anche se Giacomo Matteotti s'accorgerà d'una contrarietà imprevista tal ché - ancorché innamorato di Gesell e delle sue teorie e convinto che esse sole possano apportare un vero socialismo - propende per soprassedere, in attesa della realizzazione di una moneta di tipo on-off (cioè che si squagli in mano ai privati, ma cessi di squagliarsi non appena in mano alle banche).

Nel 1919, durante la sua effimera esperienza di Ministro delle Finanze della Repubblica dei Consigli a Monaco di Baviera, fa in tempo a mettere in circolazione delle banconote aventi la caratteristica di perdere valore con il passare del tempo; un denaro che si deteriora, che "arrugginisce" e che, pertanto, incentiva il possessore a spenderlo anziché tesaurizzarlo. A questo "denaro per il consumo", destinato a facilitare le transazioni private fra cittadini (sottraendoli così ai limiti di una "Economia del baratto"), Gesell prevedeva di affiancare un "denaro per gli investimenti", fatto di documenti e contratti anziché da banconote, destinato invece a rendere possibili le iniziative imprenditoriali, sia produttive che commerciali.

La carica innovativa e per certi versi addirittura rivoluzionaria del pensiero di Silvio Gesell, che rimane a tutt'oggi intatta, si fondava sulla convinzione che il DENARO, la TERRA e il LAVORO non potessero e non dovessero essere considerati alla stregua di merci. E ciò tanto dal punto di vista economico quanto da quello giuridico, sociale, politico e morale.

venerdì 6 marzo 2015

Le regionali 2015...



di Amalia Spanò

Ormai ci siamo. Le elezioni regionali di quest’anno si appropinquano..sono alle porte. Tutte trasformate in parti cesarei, tutte giocate in partite interpersonali e fatte sul personaggio più che sui programmi.
In Veneto, pur se la cosa non ci tange granchè anche se ci spiace per i fratelli meridionali che colà risiedono, il neo Dux lepenista Salvini…il Matteo nordico (ma ‘sto nome portasse sfiga?) in preda al suo sfrenato populismo e protagonismo è in guerra con Tosi, il sindaco veronese. Il nocciolo del contendere sta nel fatto che lui accetta d’allearsi solo col Cavaliere dal parrucchino trapiantato e non vuole il Gigi D’Alessio del NCD tale Alfano (avete notato quanto assomiglia al neomelodico napoletano?). Problema vitale per le istanze dei cittadini veneti e italiani: ovvero Berlusca non compromette la sua purezza padana e l’Alfano sì? Bene..le nostre menti sudiche faticano ad intendere! Di altre forze in competizione non se ne sa nulla..come non esistessero. 
In Puglia di sicuro, dopo un inizio un po’ travagliato, l’omone barese, dicasi Michele Emiliano, ha stracciato tutti in primarie del Centrosinistra abbastanza tranquille. Se la vedrà contro tal Schitulli dell’area di destra e davvero non si vede come possa non farcela. Anche qua l’uomo , il personaggio conta ….eccome, ma nell’accezione positiva. Il suo partito,il PD, non è tra quelli da amare a cuor leggero, ma il suo carisma, l’aver fatto bene come sindaco di Bari, il suo essere meridionalista in barba alle malefatte del suo partito, l’essere in buoni e sinergici rapporti con de Magistris (l’altro cavallo di razza del Sud) ne fanno un candidato credibile. E bene hanno fatto gli amici del Partito del Sud a sostenerlo e ad essere presenti con loro candidati in una sua lista. Che poi Emiliano abbia accettato di far suoi 3 punti del PdelSUD rende ancor più degno il tutto.
In Campania siamo alle comiche…o quasi. Dopo smentite, guerre, conferme, proroghe ecc..un PD campano incredibile ha partorito primarie con 2 dinosauri e una comparsa. Fatto ritirare Gennaro Migliore da imperscrutabili strategie renziane (che non diventi un cavallo di ritorno se un eventuale De Luca vincente sarà fatto decadere dalla legge Severino non modificata? Magari volutamente…), ritiratosi Di Nardo del IDV che ha scoperto solo ora la non chiarezza PD..sono rimasti in 3. Il vetero bassoliniano Cozzolino, quello sopravvissuto alle precedenti magagne con cinesi ed extracomunitari presi da frenesia di voto alle primarie amministrative del 2011. Onta che non è bastata a consigliare  al partito e a lui di convincerlo a dedicarsi al giardinaggio, al bricolage, insomma ad altro. Suo competitor lo sceriffo dei noantri, tal Vincenzo De Luca, sino a ieri sindaco di Salerno, 2 condanne, fama d’efficientista in spregio a regole, gente, persone con interventi vari nella sua città, e connotato da una protervia, saccenza e megalomania davvero fuori quota. Frange di radici destrorse e di rivendicazionismo becero del Sud incredibilmente a suo sostegno. Terzo l’anonimo Di Lello, uomo PSI, in una pura testimonianza socialista che intristisce sempre più in ricordo delle glorie vere o presunte di craxiana memoria. Ha vinto De Luca che si scontrerà con Caldoro, attuale governatore dal contraddittorio visus perbene in contrasto appunto al discutibile codazzo destrorso che lo sostiene. Un elettorato cosentiniano che trasversalmente tenta il suo posizionamento e un’area alternativa a sinistra e per certi versi vicina al sindaco di Napoli che non ha tratto ancora il dado anche per la volontà (molto comprensibile…) dello stesso di non esporsi a giochi pericolosi e che”non prendono il cuore” come ha detto,completano il quadro.
Velleitarie,dulcis in fundo, liste raccogliticce d’un sudismo che svilisce le buone ragioni del Sud a confondere ancor più uno scenario complesso.
E forse anzicchè far male meglio non fare per un meridionalismo serio in questa regione!
Insomma..buone elezioni…chi vivrà vedrà!

Amalia Spanò
Socio Fondatore e Promotore di Rubriche Meridionali


sabato 24 gennaio 2015

Intervista ad Amalia Spanò Socio Fondatore di Rubriche Meridionali...


Dottoressa Lei è tra i Soci Fondatori e Promotori di Rubriche Meridionali, anzi diremmo tra le prime figure che hanno dato vita a questa Associazione Culturale…ci illustra brevemente i perchè, le ragioni, gli obbiettivi?

La nostra associazione è nata come Fondazione…poi per ragioni economiche legate alle quote d’uno dei primi soci che dovette espatriare per lavoro…anzicchè sostituirlo pensammo ad una soluzione forse meno prestigiosa ma più svelta,diremmo leggera come l’associazione culturale. Le ragioni della nascita sono illustrate sul nostro blog…quasi un’esigenza spontanea di dar voce al meridionalismo progressista che al momento vede impegnato, sinergicamente al nostro pensiero, sul versante politico gli amici del Partito del Sud, ma nell’associazionismo crediamo di riempire un vuoto palese!

Perché un vuoto?

Perché il meridionalismo,o quel che impropriamente viene chiamato tale, è rappresentato da un filoborbonismo diffuso che sfocia anche in rigurgiti monarchici,e se va bene in un diffuso desiderio generico di antipolitica che quasi sempre strizza l’occhio a tesi reazionarie e di destra, anche nelle frequentazioni e nelle origini politiche e simpatie dei suoi interpreti. Il Meridionalismo è altro…nasce dal socialismo…da gente come Gramsci. E ciò, mentre in politica è portato avanti dai nostri amici del PdelSUD, nell’associazionismo non c’è nessuno, se non ci attivavamo noi. Purtroppo siamo tutti professionisti o giovani molto impegnati e il contributo è limitato rispetto alle esigenze. Perciò, spesso, abbiamo contributi esterni e/o riportiamo articoli o posizioni di chi riteniamo in sintonia con noi.

Non ritiene che ci siano comunque movimenti, associazioni o altri comunque che meritino un minimo d’attenzione in questo mondo?

Ma certo! Il lavoro di rivisitazione storica è meritorio…chiunque lo approcci in modo serio..e contributi degni di nota ce ne sono stati e forse ce ne sono ancora..ma finisce là. C’è chi vuol fare solo quello…padronissimo...ma spesso non vuole che altri ne ricavino analisi o proposte politiche, quasi come detentori d’una primogenitura intoccabile. Oppure c’è una confusa voglia di autorappresentarsi anche in politica con tesi e sponde con la parte reazionaria, insomma un’agitazione meridionale, un movimentismo sudista, aspiranti leader in cerca di poltrone con tentativi di ammucchiare di tutto e un po’ a fronte di approssimative tesi d’ipocrite e poco credibili equidistanze. Tutto ciò finisce poi per naufragare in flop o ricerche di sponde col politico di turno…in barba all’equidistanza…in reciproci tentativi figli solo dell’opportunismo.

Analisi forse un pò dura…ma ci dica il suo punto di vista sulle diffuse e spesso sbandierate voglie d’indipendentismo, separatismo…

Guardi, senza entrare nel merito della giustezza di queste teorie, quello che manca sorprendentemente come riflessione è il non soffermarsi sull’esempio e l’esperienza di catalani, baschi, scozzesi che non sono riusciti nell’impresa nonostante cinquanta e passa anni di battaglie, condotte anche con un’attività politica all’interno delle loro istituzioni. Qua siamo all’anno zero….immagini quali prospettive possano esserci…..Altro è battersi per una praticabile autonomia…Da qui il nostro ritenere ancora valida la strada del meridionalismo storico, per un Sud, possibilmente autonomo, e riscattato,a pari opportunità del resto d’un paese più equanime. Poi chi ha voglia, tempo e capacità può ipotizzare rivoluzioni armate, ammesso sia il caso d’avventurarsi in scenari tragici e pericolosi di cui francamente sarebbe il caso di farne a meno in un mondo già fin troppo agitato e macchiato da tristi eventi.

Ultima domanda : come vede prospettive, posizionamenti dei vari gruppi rispetto alle ormai prossime elezioni regionali?

La situazione è diversificata anche all’interno dello stesso Sud. La Sicilia, spiace dirlo, è sempre un mondo a sé…credo il fenomeno Salvini possa raccogliere, da alcune avvisaglie, abbastanza…successe lo stesso con Berlusconi all’epoca. I Siciliani fanno presto, purtroppo, a salire sul carro…In Puglia e Calabria la presenza di gruppi paladini del Sud non è così significativa al momento. In Campania invece c’è la gran confusione di diversi soggetti le cui mire, il loro agitarsi è riconducibile a quanto ho già dichiarato sopra.

Ci conceda ancora di chiederle se Rubriche Meridionali ha novità nel suo percorso

A parte continuare la nostra strada col nostro blog, e nostre pagine sui social network con contributi speriamo più numerosi, ed il sostegno ad attività politiche di chi riteniamo sinergico alle nostre idee, speriamo di partire in un’idea che abbiamo da sempre, ovvero varare finalmente l’edizione a scadenze da stabilire d’un prodotto cartaceo che riproponga i migliori contributi prodotti.

Eugenio Baldi
Freelance
Journalists without frontiers

lunedì 5 gennaio 2015

Addio Pino !




Pino Daniele non c'è più! Un altro grande artista, dopo MassimoTroisi, entrambi napoletani...veri genii delle nostre terre, ci ha lasciato! Il vuoto di grandi persone che hanno dato lustro al nostro Sud è grande quanto il ricordo della loro opera artistica! Grazie Pino..la tua musica,le tue melodìe fuse alle parole antiche,nuove, gergo del tuo popolo fuse in un sound originale e fascinoso ci accompegneranno per sempre!

Il Comitato dei Soci Fondatori e Sostenitori di Rubriche Meridionali!

venerdì 2 gennaio 2015

Uno scritto forte,veritiero e sincero di Antonio Ciano



Eravamo comunisti,
progressisti, gramsciani. Portavamo l’eschimo, cantavamo Bella Ciao, Bandiera rossa. Eravamo comunisti perché tanti erano anticomunisti,perchè molti erano mafiosi,molti politici collusi con la Mafia, con quella Dc mafiosa, con la parte 
retrograda della Chiesa. Molti preti non sposavano in chiesa molti di noi, eravamo scomunicati. Avevamo la lebbra. Eravamo comunisti perché credevamo nel Vangelo, nell’uguaglianza, nella libertà che ci veniva negata. Eravamo comunisti perché la nazione che ci aveva liberati dal Fascismo e da casa Savoia, attaccava la libertà di mezzo mondo, mandava i suoi giovani a morire in Vietnam ,contro chi voleva la libertà. Eravamo comunisti per dare la possibilità di avere una casa a chi non ce l’aveva, la terra a chi la lavorava. Abbiamo lottato per i più deboli, mai per i ricchi e gli evasori. Abbiamo lottato per i contadini, per gli operai, per gli artigiani e per i piccoli imprenditori strozzati dalla burocrazia piemontese, dalla camorra e dalle banche. Abbiamo costituito cooperative di credito per far avere prestiti a chi non poteva accedere ai finanziamenti. Eravamo comunisti perché era giusto esserlo. Eravamo comunisti perché Enrico Berlinguer era contro il Socialismo sovietico. Eravamo comunisti perché Gramsci, ha dettato, più di tutti, la Questione Meridionale. Eravamo comunisti perché gli africani erano oberati dal colonialismo europeo. Eravamo comunisti perché il Partito ci difendeva contro l’arroganza dei Benpensanti, contro la stampa asservita. Eravamo comunisti perché la resistenza aveva battuto casa Savoia che aveva colonizzato il sud con l’esercito e la repressione, e senza dichiarazione di Guerra. Eravamo comunisti perché i nostri emigranti al Nord venivano schifati dai padani in modo razzistico. Eravamo comunisti perché nel Partito socialista militava la borghesia famelica. Eravamo comunisti perché i migliori intellettuali erano compagni, i migliori registi . Berlinguer è stato una guida per tutti noi, come Gramsci. Entrambi erano meridionali, nati in quella Sardegna colonizzata e dissanguata dai piemontesi. Eravamo comunisti e ne eravamo orgogliosi. Nel Partito non c’erano Massoni. Gli altri strapieni. Eravamo comunisti perchè tutte le stragi erano di Stato. Noi lo sapevamo. Eravamo comunisti perché Berlinguer ci invitata a lottare, sempre, contro la corruzione, contro la mafia, per la Questione Morale. Morto il PCI, a Gaeta nacque il Partito del Sud, con ilquale ci siamo presentati alle elezioni. Nel 2007 siamo riusciti, con un'altra lista civica progressista e meridionalista a prendere la Fortezza. Ci riuscimmo. E son tornati nella nostra città super demanializzata ben cinque Beni. Abbiamo dato la caccia agli evasori, ne abbiamo scovati parecchi, ma non abbiamo tassato i cittadini. Col partito del Sud ci siamo presentati alle elezioni regionali della Sicilia, in quelle della regione Lazio. Ci siamo impegnati, attaccato ,manifesti, tra la gente. I risultati deboli, ma abbiamo messo la faccia e abbiamo portato avanti il simbolo del partito contro questa finta destra e contro questa finta sinistra. Non ci hanno mai dato spazi televisivi, la nostra voce non ha mai raggiunto il popolo. Ci siamo presentati alle elezioni amministrative di Napoli, allora piena di Monnezza. Abbiamo appoggiato da subito De Magistris. Altri movimenti meridionalisti appoggiarono elementi della Destra. Oggi quei movimenti, con qualche dissidente , ci fanno la guerra. E sia!! Sono stati mandati via dalla giunta di Napoli elementi improduttivi, al servizio di Poteri forti dell’informazione. Fatti loro. Noi continuiamo ad appoggiare De Magistris, un sindaco Meridionalista, progressista e gramsciano. Viene chiamato tricolorato da qualche professorello. Giacobino da altri imbecilli. De Magistris ha reso pubblica l’Acqua, subito attaccato da giornali del Nord o da giornali locali, perché i proprietari di detta stampa. Sono gli stessi che hanno interessi mortali sulla città. Il sindaco di Napoli ha denunciato uno di essi, gli ha chiesto un miliardo di euro di danni. Il “giacobbino”, come lo chiamano, ha cancellato via Liborio Romano, colui il quale aveva consegnato la città a Garibaldi e alla camorra, rappresentata da Tore ‘e Criscienzo. Ha dedicato un Largo, nei pressi di Via Toledo a Berlinguer. Qualcuno di queste liste meridionaliste, di nuovo conio, ha storto il naso. Roba da vomito. Prossimamente sarà cancellata Via Vittorio Emanuele III, il re fellone e il re che nel 1938 ha promulgato le leggi razziali contro gli ebrei. 
Qualcuno era comunista, noi lo eravamo. Continuiamo a lottare come un tempo. Ora c’è anche un papa gesuita, finalmente. Noi continueremo ad appoggiare De Magistris, siamo Briganti, progressisti, gramsciani, Berlingueriani. Studiamo la storia negata ma non siamo andati mai a fare convegni sul Risorgimento, con le bandiere del Partito, pur rappresentando il Giglio e la Triscele. Intellettuali come ERRI DE LUCA e cantanti come ENZO AVITABILE appoggiano un sindaco onesto, che da sempre si batte contro i Poteri Forti, contro la Massoneria, contro la Camorra. 
Tre anni fa Napoli era piena di Monnezza, oggi è piena di turisti. Grazie a De Magistris, progressista, gramsciano e vero meridionalista- Auguri , siamo orgogliosi di essere stati comunisti. Abbiamo lottato per i giusti. Molti altri stavano e stanno da un’altra parte e vi assicuro che non sono i panettoni a fare la differenza.

Antonio Ciano

domenica 23 novembre 2014

Erri De Luca...ovvero le giuste parole...



queste le parole di erri de luca alla festa di riapertura ai cittadini dei suoli ex area nato :

Quando sono nato erano già lì, le navi da guerra grigiochiare con le scritte bianche. La portaerei stava piantata in mezzo al golfo come una pialla sul banco del falegname, intorno era all'ancora il resto dell'intera squadra navale della Sesta Flotta degli Stati Uniti. Era il dopoguerra, che aveva scelto Napoli come capitale militare del Mediterraneo.
Altre simili flotte e presenze succedevano a Manila nelle Filippine, a Saigon in Vietnam. Condividevamo con quei porti lo sbarco di migliaia di soldati in libera uscita, scesi a sfogare astinenza e malincuore. Dei reati che commettevano in città ne rispondevano alla magistratura militare USA: Napoli era in Italia per convenzione geografica, di fatto era una colonia americana d'oltremare.
Così nella mia infanzia quelle navi facevano parte del panorama. Le vedevo tra il Vesuvio e Capri quando mi capitava di sgambettare sui viali spelacchiati della Villa Comunale.

Il porto era consegnato all'uso militare. La città aveva eletto all'epoca un sindaco monarchico, armatore navale, che però aveva la sua flotta a Genova. Napoli aveva solo un minuscolo scalo commerciale. Ogni tanto arrivava un transatlantico, il suo ingresso nel golfo faceva l' effetto di un re che scendeva in giardino. Per un breve passaggio il suo colore, blu, rosso,nocciola, ricopriva il grigio pallido della portaerei. Poi scomparvero i transatlantici e restò la tinta uniforme che ho riconosciuto in quella della nebbia.
Napoli è città spalancata, senza difese naturali. Perciò a prenderne possesso sono venuti tutti gli eserciti, i mercanti, i fuggitivi, i pirati, i regni. Abbiamo ospitato tutte le divinità, poi una sola, la definitiva, ma il sentimento religioso del luogo è dipeso dalla terra più che dal cielo. Dipende dal terrore di abitanti di un suolo sismico e appoggiato a un vulcano catastrofico. Da noi si cerca di ammansire il suolo, più che di placare l'ira dei cieli. Perciò il santo protettore del luogo è specializzato in eruzioni.

Ultimi stranieri a governare il golfo sono stati i militari della Sesta Flotta.
Penultimi furono gli occupanti tedeschi, espulsi dalla più forte insurrezione popolare di una città italiana nel 1900. Le 4 giornate del '43 sono state il più potente riscatto di libertà popolare della storia italiana. Una qualunque altra città , anche per meno di questo, ci avrebbe fondato una sua seconda data di nascita. Noi a 70 anni tondi da quei giorni non abbiamo stappato neanche una bottiglia per un brindisi.

Oggi siamo in quest'area restituita alla città dal ritiro spontaneo del comando NATO. Il Comune con l'aiuto della Fondazione del Banco di Napoli Assistenza Infanzia ha tenuto a bada le pressioni e le ambizioni speculative interessatissime. Cinquant'anni fa si poteva parlare di "Mani sulla città", oggi si tratta di grinfie e affondano anche sotto la città. Napoli non vuole privatizzare, non vuole svendere al peggior offerente il suo bene pubblico.
Quando si chiacchiera su qualche giornale del nord di classifiche del buon vivere, Napoli è data ultima. Ma il fatto che da noi l'acqua sia un bene pubblico e altrove no, questo per me è civiltà.Non rientra però nei parametri bugiardini delle classifiche bon ton.

Oggi non ci sono più truppe straniere e l'area nella quale i cittadini mettono piede per la prima volta è simbolo di ritorno alla sovranità sul proprio suolo. Questo comporta anche un ritorno di responsabilità. Non abbiamo scuse, oggi non ci bombardano dal cielo le fortezze volanti che hanno infestato di incubi i sonni della generazione che ci è finita sotto. E se scavando troviamo uno di quei proiettili, è inesploso. Mentre se scaviamo oggi troviamo in piena esplosione i veleni interrati dai nuovi nemici, che sono dotati della nostra stessa carta d'identità. Hanno venduto a mercanti del nord la terra e la salute dei figli.
Oggi gli occupanti hanno abiti civili e non se ne andranno come se ne sono andati tutti gli stranieri, per decorrenza termini di storia. Se ne andranno se su questo luogo sorgerà una gioventù a risanare i guasti di crimini di guerra compiuti in tempo di pace.
Se una gioventù si accollerà il compito di raschiare dalla politica, dalle banche, dai centri di potere pubblico i residui tossici delle complicità.
Se questa gioventù avrà l'impeto del libeccio che sta scuotendo il sud di questi giorni e chiede di essere imitato.

Quest' area oggi torna alla sovranità del popolo di Napoli. Non è che un simbolo e un inizio. Va ripresa sovranità sulla terra, sull'acqua, sull'aria, sulla salute pubblica, sulla rappresentanza politica, sul futuro di questa nostra madre-terra.

erri de luca


Fonte: Luigi de Magistris